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Header Poppinsletter d'autunno

Ciao <<Nome>>,
 

come va? Stavolta l'ispirazione per questa newsletter è arrivata dai Tinariwen, una band originaria del Mali scoperta qualche anno fa tra i CD dell'Inglese. Il Sahara mi ha tenuto compagnia nei giorni immobili eppure veloci dell'estate appena trascorsa, che avrei voluto durasse un po' di più, nonostante io ami l'autunno. Ho ancora poche settimane per godermi il fruscio delle foglie mosse dal vento prima che gli alberi si spoglino completamente.
Nella Poppinsletter del solstizio d'estate, in un momento di stanchezza e pensieri intorpiditi dal caldo, mi ero posta delle domande. Metterle per iscritto mi ha aiutata a ricordare che il senso del fare sta nel fare stesso. È il fare ripulito da aspettative, obiettivi, giudizi e narrazioni, dall'incessante chiacchiericcio mentale che inquina l'azione. A volte le cose sono semplici. Perché complicarle?

Buona lettura!
Un abbraccio,
Katy Poppins

Ultime dal blog

Negli ultimi mesi Katy Poppins e il suo magico Ombrello sono stati impegnati nelle esplorazioni sahariane. Il frutto di queste letture confluirà prossimamente in un articolo dedicato ai libri per conoscere il Sahara (nel frattempo dai un'occhiata a quello sulle viaggiatrici che tra '800 e '900 si sono spinte nel grande deserto africano).
Oltre alle fughe nel Sahara, Miss Poppins si è concessa un inaspettato ritorno in Turchia con la Casa di Leyla, un viaggio nella storia siriana contemporanea con Hala Kodmani e uno in Palestina con Sahar Khalifa. Ha inoltre ricominciato a dialogare con le sue muse preferite —  le viaggiatrici — attraverso tre libri: La carovana del sale di Elena Dak, Viaggiatrici. Lo sguardo delle donne dul mondo di Manuela Scaramuzzino e Le intruse di Frances Larson.

Un libro

“Dentro di me, il deserto del Sahara era da tempo l’amante dei miei sogni. Mi guardai intorno, la sconfinata distesa di sabbia battuta dal vento, il cielo soprastante, il paesaggio calmo e maestoso. Era il crepuscolo. Il sole del tramonto inondava il deserto di rosso sangue di una bellezza malinconica. Faceva freddo come all’inizio dell’inverno. Mi ero aspettata un sole cocente, invece avevo trovato una striscia di poetica desolazione.”
Un granello di sabbia caduto dal cielo

Il 26 marzo 2019, a 76 anni dalla nascita, Google l’ha ricordata con un doodle. Lo stesso anno il New York Times le ha dedicato un necrologio nella sezione Overlooked, la casa editrice Bloomsbury ha pubblicato Stories of the Sahara, tradotto da Mike Fu, e La Nave di Teseo la prima traduzione italiana a cura di Raffaella Patriarca. Con i suoi racconti del deserto e uno stile di vita fuori dagli schemi, Chen Mao-ping, in arte Sanmao (Echo per gli amici), ha ispirato generazioni di donne asiatiche, incarnandone sogni e desideri.
La scrittrice, il cui pseudonimo si rifaceva all’orfano vagabondo San Mao, protagonista di una nota serie di fumetti cinese, nacque a Chongqing nel 1943 e crebbe a Taiwan. Negli anni ‘60 studiò in Germania (imparò il tedesco al Goethe Institut di Berlino), Usa e Spagna dove incontrò quello che poi sarebbe diventato suo marito, José María Quero y Ruíz. Viaggiò molto e pubblicò il primo libro a 19 anni, ma la fama arrivò solo nel 1976 con Diario del Sahara. A metà strada tra un memoir e un diario di viaggio, l'opera raccoglieva i racconti usciti inizialmente sul quotidiano taiwanese United Daily News. Dopo la morte di José nel 1979, Sanmao visitò il Sudamerica e nel 1981 si stabilì a Taiwan, dove rimase fino al 1991, anno della sua scomparsa. In patria la scrittrice è stata una vera e propria celebrità ed è ancora amata e ricordata. Nei dieci anni in cui visse a Taiwan fu inarrestabile: insegnò scrittura, partecipò a eventi, pubblicò libri, scrisse testi di canzoni e la sceneggiatura di un film, Polvere rossa.
Ma come ci finì Sanmao nel deserto africano? L'idea, suggerita da un servizio del National Geographic, si concretizzò nel 1974, quando lei e José andarono a vivere El Aaiún, nell'odierno Sahara occidentale, che all'epoca era una colonia spagnola (e lo sarebbe rimasta ancora per poco, fino al 1975, quando la Spagna lasciò il Paese).
I racconti di Sanmao sono un affascinante amalgama di verità e finzione dai toni vivaci e dal saliscendi emozionale assicurato. L'autrice restituisce di sé l'immagine di una donna indipendente e sicura, in grado di meravigliarsi per ogni cosa, amante dell'avventura e a suo agio nella vita domestica, empatica, ingegnosa, socievole, energica, ottimista e divertente, ma anche malinconica, afflitta da un costante senso di isolamento, a volte frustrata dalle difficoltà della vita nel deserto, autocelebrativa e giudicante nei confronti di alcuni Sahrawi. Nonostante i limiti del personaggio, la sua voce incanta e stabilisce con chi legge una connessione intima, grazie allo stile semplice e diretto. Non mancano inoltre i riferimenti alla cultura pop del tempo e alla letteratura cinese, di cui lei, vorace lettrice, era una grande conoscitrice.
Rattrista leggere Un granello di sabbia caduto dal cielo sapendo come è finita la vita di Sanmao e ancor prima quella di José. Online ci sono diversi articoli a lei dedicati, ma quasi niente in italiano. Ti segnalo Sanmao’s Footprints: Remembering the Writer on Her 77th Birthday su Words without borders, perché è scritto dalla nipote della scrittrice, Jessica Chen.

Un granello di sabbia caduto dal cielo, Sanmao, La nave di Teseo, tradotto da Raffaella Patriarca, 2019, pp. 437, € 20,00
Copertina libro Sanmao Un granello di sabbia caduto dal cielo
Te lo consiglio se:
 
— vuoi scoprire una scrittrice cinese poco nota in Italia;
— sei alla ricerca di una lettura piacevole e di una voce affascinante;
— vuoi leggere la testimonianza di una donna che ha raccontato la sua esperienza nel Sahara occidentale mentre ci viveva e ha visto la fine della colonizzazione spagnola nel Paese.

Sahara

Il Sahara (dall'arabo الصحراء, ṣaḥrā’, "spazio vuoto, deserto") è il deserto più vasto, più torrido e più arido della terra. Occupa un territorio di oltre 8 milioni di chilometri quadrati. Attraversa 10 Paesi — Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Mauritania, Mali, Niger, Ciad, Sudan — e si estende dall'Oceano Atlantico al Mar Rosso raggiungendo una lunghezza di cira 5.000 chilometri. Un tempo ospitava praterie, aveva un clima umido, corsi d'acqua e animali di grandi dimensioni come giraffe, ippopotami ed elefanti. Sembra che la sua desertificazione, avvenuta tra il VI e il III millennio a.C., sia dovuta alla variazione dell'inclinazione dell'asse terrestre e che il passaggio da prateria a deserto e viceversa avvenga ogni 20.000 anni.
Nel Sahara non c'è solo sabbia. Oltre al deserto sabbioso chiamato “erg”, c'è quello ghiaioso-sabbioso chiamato “serir” e quello roccioso chiamato “hammada”. Il Sahara ha altopiani, colline, montagne (ovviamente prive di ghiacciai), valli, torrenti asciutti (uadi) e laghi salati. È costituito da eco-regioni caratterizzate da flora, fauna e climi diversi. La sua catena montuosa più alta è il Tibesti, che si estende fra Ciad e Libia. In estate le temperature raggiungono massime comprese tra i 45 e i 50 gradi (e forse di più, ma mancano dati certi), con una forte escursione termica tra la notte e il giorno. Tra i popoli che abitano il Sahara ci sono i Tebu, i Tuareg e i Berberi. Da leggere per approfondire: Anatomia del Sahara su Limesonline.

Sapevi che...

— nel Sahara nevica? Negli ultimi 40 anni è successo 4 volte. L'ultima nevicata risale a gennaio 2021 e ha interessato la località algerina di Aïn Séfra, nota anche come “porta del deserto” e legata alla biografia della viaggiatrice Isabelle Eberhardt.

Appunti
 
→ Il miraggio è parte della "mitologia del deserto" (prendo in prestito l'espressione dal libro di Attilio Brilli, Il grande racconto del favoloso oriente, che l'Inglese mi ha regalato a Natale), l'illusione ottica che fa vedere specchi d'acqua sulla sabbia laddove non esistono. Su Una parola al giorno puoi approfondirne etimologia e significato.

→ Per una panoramica delle esplorazioni sahariane ti consiglio la voce Sahara dell'enciclopedia Treccani, che la riassume in modo chiaro e conciso. Tra la fine del '700 e la prima metà del '900, alcuni esploratori europei si cimentarono nella difficile impresa di penetrare territori dell'Africa sahariana, non sempre con esiti felici. Uno di questi, il tedesco Heinrich Barth (1821-1865), percorse circa 20000 km nel grande deserto e i suoi viaggi fornirono all'Europa del tempo una visione diversa da quella corrente, che vedeva l'Africa precoloniale come un continente privo di stati, storia e letteratura. Fu inoltre il primo a segnalare delle incisioni rupestri nel Fezzan, in Libia. Ti menziono Barth anche per un altro motivo: ha vissuto a Berlino, dove si trasferì nel 1839. È stato professore di geografia e presidente della Gesellschaft für Erdkunde presso la Friedrich-Wilhelms-Universität (oggi Humboldt-Universität). Le sue spoglie si trovano nel cimitero di Halleschen Tor (Friedhof III der Jerusalems-und Neuen Kirche). Su Barth ti segnalo They Opened Up a Part of the World to Us.

→ Quand'è che l'uomo ha attraversato il Sahara per la prima volta? Delle incisioni rupestri sahariane suggerirebbero l'esistenza di vie commerciali preromane. Fu l'addomesticamento del dromedario (avvenuto, si pensa, nella Penisola Araba tra il V e il IV secolo a.C.) a rendere possibile l'attraversamento del deserto. I traffici commerciali si intensificarono con l'arrivo dei Romani nel Nord Africa e durante il Medioevo. Fino all'apertura della rotta atlantica nel XV secolo attraversare il Sahara era l'unico modo per scambiare beni con l'Africa Subsahariana e accedere alle sue risorse. Con l'incremento dei traffici marittimi, quelli transahariani persero gradualmente importanza.

Un luogo

Agadez è una città del Niger fondata nel XIV secolo, principale centro dei Tuareg nella regione. Situata nel Sahara ai piedi del massiccio dell'Aïr, è stata per secoli un crocevia di persone provenienti da ogni dove. Ancora oggi è il punto di partenza delle carovane dirette alle saline dell'oasi di Bilma. Dal 2013 l'antico cuore della città, caratterizzato da edifici in mattoni di fango e dominato dall'imponente minareto della Grande Moschea, è patrimonio dell'UNESCO. Ad Agadez, nel 1990, vennero girate alcune scene del film Il tè nel deserto basato sul romanzo The Sheltering Sky di Paul Bowles (1949) e diretto dal regista Bernardo Bertolucci.
Quello che fu un fiorente centro commerciale e che negli anni '80 del secolo scorso, anche grazie al famoso rally Parigi-Dakar, attraeva migliaia di persone interessate alle bellezze naturali della regione e alla cultura Tuareg, è oggi un luogo impoverito. L'afflusso di turisti è crollato vertiginosamente a causa dell'instabilità politica e del terrorismo di matrice islamista. Agadez è diventata soprattutto una città di frontiera. Da qui passano (o rimangono bloccati) i migranti diretti verso le coste del Mediterraneo e qui torna in cerca di rifugio chi fugge dalla Libia o dall'Algeria.

Per approfondire:


Agadez, dove comincia la rotta del Mediterraneo centrale su Internazionale
Ad Agadez, dove si vive di migrazioni su Limesonline
Niger, l'imbuto della speranza su Limesonline
Niger, frontiera incerta su Africarivista

Grande Moschea ad Agadez, Niger
Minareto della Grande Moschea di Agadez.
Credit:
Dan Lundberg, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Vetrina

Libri appena usciti che vorrei leggere
Sopra: alcuni dei libri selezionati. Sono davvero tanti: 11!

La disavventura con un orso che le distrugge metà del volto durante una missione antropologica tra i vulcani gelati della Kamtchatka, nell'Estremo Oriente Russo, offre a Nastassja Martin l'occasione per riflettere sui confini della nostra identità e sul futuro del pianeta muovendosi tra psicoanalisi, sciamanesimo e antropologia, mentre Barry Lopez ci conduce in un viaggio che parte dal Colorado e arriva in Alaska, per indagare il rapporto tra individuo e paesaggio. Dagli spazi aperti del naturalista americano andiamo in Rumelia con Patrick Leigh Fermor, la parte di Grecia che va dal Bosforo all'Adriatico e dalla Macedonia al golfo di Corinto, oppure a caccia di fari con Jazmina Barrera. Se volessimo continuare il nostro viaggio in Africa non abbiamo che l'imbarazzo della scelta: c'è l'antologia di Chiara Piaggio e Igiaba Scego e il destino delle protagoniste di Le Impazienti di Djaïli Amadou (a tal proposito  leggi l'articolo di Sara Mostaccio su Elle); ci sono poi le vicende di Ebla e Clara nella Mogadiscio degli anni '30 narrate da Ubah Cristina Ali Farah e quelle di Adunni, ladra di parole, una ragazza nigeriana che vuole diventare maestra e insegnare alle bambine l'importanza dell'istruzione. Cambiamo continente per soffermarci sulle interviste del blogger iracheno Hassan, protagonista di Allah 99, alle vittime del terrorismo, dell'emigrazione clandestina e della guerra civile o immergerci nelle storie vere dal sapore onirico dello scrittore e giornalista polacco Mariusz Szczygieł. Propongo, infine, un viaggio nel tempo e nello spazio con Papyrus, un libro sui libri dove la vicenda autobiografica dell'autrice "si intreccia a evocazioni letterarie e storie antiche".

Snoopers Paradise

Emporio immaginario di cose interessanti
Da leggere:

— La storia dimenticata di Zuleikha Al-Shayeb, che ebbe un ruolo importante nella resistenza contro l'esercito francese durante la guerra tra Francia e Algeria scoppiata nel 1954 (leggila sul blog della casa editrice Astarte).

— Se, come me, sei una persona altamente sensibile con il pallino dei viaggi l'articolo di Eleonora, Viaggiare col bagaglio dell'alta sensibilità: consigli di viaggio per persone altamente sensibili, potrebbe esserti utile.


Da ascoltare:

— L'episodio Identità nomadi di Nomadismo Professionale, un podcast che ti ho già segnalato nella Poppinsletter numero 0. È così che ho scoperto il viaggio di Elena Dak nel deserto con una carovana del sale. Ho finito il suo libro da poco e gli dedicherò sicuramente un post sul blog. Intanto ti lascio la recensione di We are local nomads.

Da vedere:

— YouTube è forse il social che uso di più. Tra i canali che seguo c'è TheCottageFairy. Natura, creatività, bellezza. Qui un episodio molto... libroso.


Da utilizzare:

Women Travelers to Africa è un database dedicato alle donne che hanno viaggiato o vissuto in Africa a partire dal '700. Sono riportati i loro nomi e le informazioni sui testi che hanno scritto o che le riguardano. Davvero utile.

Parole d'autunno

"Come già accadeva da giovane, Leyla Hanım era in preda all'inquietudine della troppa bellezza. Il Bosforo azzurro che brillava sotto il sole splendente di Settembre, il canto degli uccelli, gli alberi e la bimba che dormiva sull'amaca erano così belli che creavano la più estrema contrapposizione tra la vita e la morte, e come sempre questo le dava uno strano senso di vuoto e di tristezza, uno spavento di fronte alla bellezza traboccante, alla natura effimera dell'esistere, all'insensatezza della vita."

— da La casa di Leyla, Zülfü Livaneli

Per oggi è tutto.
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Buon autunno!
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Eccole qui: numero 0, numero 1 e numero 2.
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