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Testata email Poppinsletter, numero 1, primavera 2021 | lettureinviaggio.it

Ciao <<Nome>>,

come stai?
di questi tempi, la sera, metto spesso il naso fuori casa.
Annuso promesse, raccolgo impressioni.
L'aria ha un odore diverso.
Alleggerisce lo spirito, lava i pensieri.

Se a gennaio mi sono sentita stanca e tartarugheggiante,
a febbraio ho ritrovato le energie e fatto
le pulizie di primavera sul blog,
rileggendo e aggiornando tutti gli articoli.
Nel rivedere la me pre-pandemica ho pensato:
"Non sono più quella persona".
Così tanto è cambiato dal 2017.

E di cambiamento in cambiamento sono arrivata a un bivio.
Lungo la strada ho raccolto domande.
Molte le ho congelate con l'arrivo della maternità,
ma ora sono qui davanti a me ed esigono risposte.
Nota a me stessa: non esistono scelte sbagliate.

solo domande scomode e risposte oneste.

Scrivere questa edizione newsletterale mi ha aiutata a mettere a fuoco l'impostazione che vorrei dare al nostro appuntamento trimestrale. Perché non dedicare di volta in volta la Poppinsletter a una città, a un Paese o a un'area geografica?
Oggi, per esempio, ti porto in Azerbaijan (anche un po' in Georgia e in Iran) con un romanzo caro agli azeri,
la cui paternità è stata per molto tempo un grattacapo
e della quale tuttora non si ha la certezza assoluta.
Scusami se ti propongo un libro in inglese introvabile in italiano. Solo per questa volta, prometto.

P.S. Opinioni, consigli, segnalazioni e spunti sono sempre ben accetti.

Un abbraccio
Newsletterosamente tua
Katy Poppins

Ultime dal blog

Ben poche le magie scrittorie e le esperienze lettorie degli ultimi mesi. Katy Poppins ha pubblicato un solo articolo, quello sul libro di Francesca Zilio (clicca sull'immagine qui sotto per leggerlo). Il prossimo, che dovrebbe uscire a giorni, ti porterà in Armenia con La restauratrice di libri (SEM edizioni). In compenso ha tirato a lucido il blog, che ora sfoggia pure un nuovo menu chiamato "Appunti".

Un luogo

Batumi, Georgia — Ogni sera, alle 19, due imponenti statue di acciaio (foto sotto, credit: Pixabay) si avvicinano fino a toccarsi, trapassarsi, allontanarsi nuovamente e fermarsi dandosi le spalle. Una struggente danza dell'amore lunga diversi minuti. Il titolo originale dell'opera è "Man and Woman", ma è ormai nota con un altro nome: Ali e Nino, i protagonisti del romanzo che sto per presentarti. La monumentale scultura cinetica, dal 2010 affacciata sul porto di Batumi, è stata realizzata dall'artista georgiana Tamara Kvesitadze, che  in realtà non si è ispirata a quel libro. In un'intervista alla BBC ha però dichiarato di non avere nulla in contrario con questa interpretazione.
"Man and woman", la statua cinetica di Batumi, in Georgia

Un libro

Ali and Nino di Kurban Said
Mentre leggi ascolta: Dance of fire di Imamyar Hasanov


Un anno fa, mentre facevo ricerche online, mi è saltato all'occhio questo libro. Pubblicato in Austria nel 1937 dalla casa editrice E.P. Tal & Co. Verlag, Ali und Nino è un caposaldo della letteratura azera.
Al centro del romanzo, ambientato principalmente a Baku alle soglie della Rivoluzione russa, c'è la relazione tra Ali Khan Shirvanshir e la principessa Nino Kipiani: lui azero di religione musulmana proveniente da una famiglia di nobili origini, lei georgiana di religione cristiana. Un amore non privo di ostacoli, ma determinato a superarli, che finisce per essere travolto solo dagli eventi: sono infatti gli anni della Prima guerra mondiale, della dissoluzione dell'impero russo e della lotta dell'Azerbaijan per l'indipendenza.

La storia, raccontata in prima persona da Ali, è in realtà quella di due mondi che cercano di convivere serenamente nonostante le differenze religiose e culturali.  E Baku è il luogo dove tutto ciò è possibile. Nella cosmopolita città portuale sul Mar Caspio, Europa e Asia si incontrano. La forza del libro, i cui protagonisti non si dimenticano facilmente, sta anche nel suo essere un documento etnografico e una riflessione ancora attuale sulla difficoltà di trovare la propria identità in un mondo pieno di contraddizioni.
Purtroppo il romanzo non è più disponibile in italiano, così l'ho letto in inglese (Vintage Books, 2000). Nel 2016 è diventato un film diretto da Asif Kapadia (vai al trailer).

Te lo consiglio se:

- ti interessano i luoghi in cui è ambientato. Oltre a Baku compaiono anche Shushi/Shusha, Tbilisi, l'Iran e le montagne del Daghestan;
- ti ispira l'idea di un futuro tour letterario nella città di Baku sulle tracce di Ali e Nino;
- vuoi scoprire un classico della letteratura azera;
- ti piacciono le storie d'amore con un finale tragico (mai 'na gioia) e quelle dove il destino dei protagonisti si intreccia con la Storia;
- ti piacciono i romanzi-viaggio ricchi di riferimenti etnografici e in grado di trasportarti nei luoghi che descrivono.

Baku


Nel libro di Kurban Said Baku è la muta testimone di un amore che germoglia nonostante le differenze e fiorisce malgrado gli ostacoli. Capitale della Republica dell'Azerbaijan dal 1920, essa sorge nella parte meridionale della penisola di Abşeron. È bagnata dal mar Caspio e battuta dai venti che soffiano dalla costa, i khazri. Il suo nome, infatti, deriverebbe dal persiano bād Kūbac, che vuol dire «colpo di vento»*.
Il primo documento relativo alla città risale all'885 d.C., ma le prove archeologiche indicano che l'area fosse già abitata da secoli. Dominata dagli Shīrvān-Shāh, una dinastia araba persianizzata, Baku entrò poi nell'orbita dei Mongoli, degli Ottomani (1583-1606), dei Persiani e passò definitivamente in mani russe nel 1806. La sua crescita iniziò a partire dagli anni Settanta dell'Ottocento con il boom petrolifero e in poco tempo divenne una città internazionale. Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento fu uno dei teatri principali del movimento operaio russo e nel 1918 il luogo dei sanguinosi scontri della Battaglia di Baku.
Baku ha oggi più di due milioni di abitanti (2,370,776 milioni secondo
PopulationStat) e la città vecchia, Icheri Sheher, circondata da mura del XII secolo, è patrimonio dell'UNESCO.


*esistono diverse teorie sull'origine del nome

Appunti
 
Quando penso a Baku mi viene sempre in mente lei: Eleonora del blog Pain de Route, che nel Caucaso ha viaggiato parecchio ed è stata anche in Azerbaijan. Qui trovi un suo articolo su cosa vedere a Baku (ma ce ne sono altri). Nel libro Piccolo alfabeto per viaggiatori selvatici, che ha pubblicato l'estate scorsa, c'è un capitolo — Guerra — dove racconta della volta in cui, ospite in un appartamento alla periferia della città, durante una serata tra ragazze si è parlato delle difficili relazioni tra Azerbaijan e Armenia, argomento spinoso e complesso.

Nel 2020 si è consumata un'altra guerra tra Azerbaijan e Armenia per il controllo del Nagorno Karabakh, una regione a lungo contesa. Per approfondire l'argomento online: Nagorno Karabakh: le radici e le conseguenze dell’ultima guerra sulla rivista italiana di geopolitica Limes e il dossier di Osservatorio Balcani e Caucaso.

L'autore

La paternità di questo romanzo è ancora incerta. Kurban Said non è che uno pseudonimo, dietro il quale, secondo Tom Reiss, autore di The orientalist. In search of a man caught between East and West, si nasconderebbe Lev Nussimbaum (1905-1942), scrittore, giornalista e orientalista azero di origini ebraiche fuggito da Baku con il padre all'arrivo dei Bolscevichi, stabilitosi a Berlino nel 1921 e morto a Positano. Figura sfuggente e a tratti controversa, Lev si convertì all'Islam e si fece strada nel mondo con il nome Essad Bey*, diventando una star dei media nella Repubblica di Weimar.
C'è però chi sostiene che non sia stato lui a scrivere Ali e Nino. Nel 2011 la rivista Azerbaijan International ha dedicato un'intera edizione alla questione della paternità del romanzo, assegnandola allo scrittore azero Yusif Vazir Chamanzaminli (1887–1943) e ridimensionando il ruolo di Lev/Essad, che si sarebbe occupato solo dei passaggi relativi alla descrizione di leggende e, qualche volta, di quelli riguardanti lo sfondo storico. Inoltre per le parti che arricchiscono il romanzo di una dimensione legata al viaggio avrebbe attinto a piene mani da un'opera dello scrittore georgiano Grigol Robakidze (1881-1961), intitolata Das Schlangen Hemd (The Snake's Slough).
Per anni si è creduto anche che Kurban Said fosse la baronessa austriaca Elfriede Ehrenfels (1894-1982). Fu lei a firmare il contratto per la pubblicazione dell'opera nel 1937 e ancora oggi la sua famiglia detiene i diritti dell'opera.



*Lev/Essad adottò lo pseudonimo Kurban Said intorno alla metà degli anni '30 per continuare a vendere libri nel Terzo Reich, da dove era stato espulso. Per approfondire la figura di Lev/Essad, oltre alla biografia di Tom Reiss, puoi consultare questo breve documento di Carlo Saccone.
Le traduzioni italiane

Ora che ti ho spiegato brevemente il mistero dietro l'autore, passiamo alle traduzioni. Ali e Nino è stato scritto in tedesco e tradotto in 37 lingue (conto aggiornato al 2014). La prima traduzione italiana risale al 1944 ed era intitolata Alì Khan (Editoriale ITLO Instituto Traduzioni Letterarie Orientali). Lì il nome dell'autore in copertina non era Kurban Said, ma Essad Bey. Qualcuno, forse, aveva voluto restaurarne l'identità postuma. Le traduzioni successive sono de Il Saggiatore (Ali e Nina, 2000 e 2003, tradotto da Lidia Perria) e di Imprimatur (Ali e Nino. Una storia d'amore, 2013, tradotto da Magdalena M. Rasmus).
La prima traduzione in italiano fu curata da un certo Giamil (Giamil Ibn Ysuf Mazara, pseudonimo di Bello Vacca), amico di Lev/Essad, che finanziò la tomba dello scrittore ancora oggi visitabile nel cimitero di Positano. Non ho ben capito se l'edizione del 1944 sia la prima, perché Tom Reiss nella biografia già menzionata cita invece un'edizione tascabile del 1943, di cui furono stampate poche copie.


Curiosità: il nome della principessa georgiana Nino originariamente era Erika. Pare che Lev/Essad si fosse ispirato a quello della ex-moglie Erika Loewendahl. Prima di morire, nel 1942, ordinò che nella nuova edizione, pubblicata postuma, fosse sostituito con Nino.

Dietro l'angolo

Libri e curiosità letterarie su Berlino
Ti segnalo il primo libro della trilogia di Brigitte Riebe (Monaco, 1953), appena pubblicato da Fazi Editore (traduzione di Teresa Ciuffoletti e Nicola Vincenzoni, pp. 366, € 17.50). In questo romanzo, ambientato a Berlino nel 1945, tre sorelle decidono di riesumare l'attività di famiglia e di riportare un po' di colore nella città devastata dalle macerie... [clicca sull'immagine per saperne di più]
Straßenbahn Woltersdorf
Cartello all'interno del Dokumentationszentrum NS-Zwangsarbeiterlager di Schöneweide

Vetrina

Libri che mi hanno colpita, ma che non ho ancora letto

Dieci libri pubblicati negli ultimi tre mesi:

- Toya, Ashraf Al-Ashmawy, traduzione a cura di Elisabetta Bartuli e Giacomo Longhi, Brioschi Editore, pp. 28, € 18.00 — Yussef è un giovane medico egiziano indeciso sulla direzione da dare alla sua vita. Un incontro speciale lo porta a lavorare a Nairobi, dove si innamora di Toya, una donna della tribù dei Kikuyu, e scopre i traffici loschi di una rete criminale internazionale.

- Soldato tartaruga, Melinda Nadj Abonji, traduzione a cura di Roberta Gado, Keller Editore, pp. 193, € 16.00 — Mi sono avvicinata a questa autrice con il Book Club Fronti e Frontiere ideato da Fritha e We are local nomads. Zoltán Kertész vive una vita semplice al confine tra Serbia e Ungheria. Quando scoppia la guerra in Jugoslavia, i militari lo arruolano a forza nell'Armata popolare. Ma lui non è fatto per quel mondo.

- La nostra Siria grande come il mondo, Mohamed Hamadi e Shady Hamadi, Add editore, pp. 160, € 16.00  — Un racconto a due voci, quelle di un padre e di un figlio legati dalla stessa terra, la Siria, che se per Mohamed è stata un luogo da cui fuggire, per Shadi, nato e cresciuto in Italia, è invece il posto dove cercare le proprie radici.

- Il giorno del giudizio, Rasha Al-Amir, traduzione a cura di Arianna Tondi, La nave di Teseo, pp. 384, € 22.00 — Il protagonista di questo romanzo ambientato in un imprecisato mondo arabo è un Imam che minacciato di morte e incarcerato si rifugia nei ricordi e racconta dell'amore per la donna che gli ha cambiato la vita.

- Le mattine al caffè Rostand, Ismail Kadaré, traduzione a cura di Liljana Cuka Maksuti, La nave di Teseo, pp. 3o4, € 20.00 — L'atmosfera letteraria parigina e il mitico Café Rostand evocati dai racconti dello scrittore albanese Ismail Kadaré.

- Il crogiolo americano, Robin Blackburn, traduzione a cura di Luigi Giacone, Einaudi, pp. 680, € 36,00 — Un saggio sulla schiavitù in occidente, che per più di tre secoli ha alimentato il capitalismo, ma dal quale allo stesso tempo, secondo l'autore, hanno tratto forza gli ideali politici e sociali di uguaglianza e libertà del mondo contemporaneo.

- Il dio che danza. Viaggi, trance, trasformazioni, Paolo Pecere, Nottetempo, pp. 340, € 18.00I viaggi dell’autore sulle tracce di un fenomeno antico: la trance da possessione indotta dalla danza e dalla musica. Dal tarantismo in Puglia all'India Meridionale, dal pensiero scivaita del Pakistan al vodu del Brasile.


- La saga di Vigdis, Sigrid Undset, traduzione a cura di Margherita Podestà Heir, Utopia Editore, pp. 176, € 18.00 — Scandinavia medievale: la giovane Vigdis si innamora di Ljot, un marinaio islandese. Lui abusa di lei, che in quanto vittima di una violenza è considerata colpevole ed esposta al publico ludibrio. Una storia di amore, odio e vendetta raccontata dalla scrittrice norvegese Sigrid Undset (1882-1949).

- Sotto la pioggia, Pitchaya Sudbanthad, traduzione a cura di Silvia Castoldi, Fazi, pp. 382, € 18.00 — In questo romanzo d'esordio, l'autore ritrae una Bangkok inedita e mutevole, dove si intrecciano volti, voci, storie e ricordi.


- La cicala di Belgrado, Marina Lalovic, illustrazioni di Elisabetta Damiani, pp. 184, €14.00 — L'anima di Belgrado svelata dall'autrice, che lasciata la sua città nel 2000, poco prima della caduta di Milošević, la riscopre in compagnia della sua amica d'infanzia.

Snoopers Paradise

Emporio immaginario e disordinato di cose interessanti
- Due newsletter di Internazionale: Mediorientale, la newsletter sul Medio Oriente (esce il mercoledì ed è curata da Francesca Gnetti) e Frontiere, la newsletter sulle migrazioni (esce il lunedì ed è curata da Annalisa Camilli).

-
La newsletter di Berlino Explorer: se ti piace Berlino, questo appuntamento bisettimanale fa al caso tuo. Oltre ad aggiornare la community su progetti e nuovi tour (adesso anche virtuali), ci sono sempre delle chicche su Berlino, spunti su cose da fare e vedere (mai scontate).

- Una mostra online del Getty Research Institute dedicata all'antica città di Palmira (scoperta grazie alla newsletter di Mediorientale).

- Se ti piace la storia dell'arte e/o ti interessa la cultura visiva, dai un'occhiata ai tour virtuali (in inglese e tedesco) di due mostre berlinesi dedicate allo storico dell'arte e della cultura Aby Warburg (1866-1929) e al suo Bilderatlas Mnemosyne. L'atlante di Warburg è stato ricostruito interamente per la prima volta utilizzando le fotografie originali. All'argomento è dedicata anche una corposa sezione della rivista Engramma.


- Conosci le The Singh Twins? Sono due note artiste britanniche dallo stile eclettico, simbolico e decorativo che esplorano le principali questioni politiche, sociali e culturali del nostro tempo.

- A gennaio ho ascoltato il romanzo Jane Eyre di
Charlotte Brontë letto da Elisabetta Piccolomini su Ad Alta Voce.

- Qualche settimana fa mi sono persa in un viaggio sonoro nella Death Valley e nel deserto di Sonora con Sparizioni. Lo trovi su Tre soldi, il programma di radio3 dedicato agli audiodocumentari. Grazie a Sparizioni ho scoperto Orville Peck, la mia nuova fissazione musicale del 2021.

-
I suoni delle foreste e dei boschi di tutto il mondo raccolti in Sounds of the forest, mappa interattiva e biblioteca sonora aperta a tutti. Chiunque può aggiungere suoni o utilizzare quelli presenti.

- Leggi in inglese? Se sì, allora Better World Books fa al caso tuo. Zero spese di spedizione su molti libri (devi solo aspettare un po') e con ogni acquisto contribuisci a un'iniziativa solidale.

- Guardo molti video su YouTube. Recentemente ho scoperto PrettySheperd. Sul suo canale si parla anche di folklore ungherese. Guarda per esempio questa puntata sui grembiuli tradizionali (ti fa vedere anche come cucirne uno).
Lui è Sami Yusuf, un famoso cantante, compositore e musicista britannico nato in Iran da genitori di origine azera. In occasione della cerimonia di apertura della 43esima sessione del comitato dell'UNESCO avvenuta a Baku il 30 luglio 2019, ha composto, arrangiato e diretto la musica di Azerbaijan: A Timeless Presence. La performance è caratterizzata da nove temi, ognuno dei quali esprime un aspetto dell'ethos del popolo azero, fin dai primordi della sua storia.

Parole a primavera

"Non è facile concentrare la propria attenzione su un solo oggetto quando si hanno ventitré anni e un corpo vigoroso divorato dai desideri, e quando tutt'intorno la primavera mormora, risplende e fa sentire il suo profumo. Nelle gole dei monti la neve si scioglieva, il fiume rapido era diventato liscio e grigio come un vetro opaco, il vento che arrivava da nord-ovest portava con sé l'alito delle nevi dalle montagne e il profumo dei primi boccioli dalla valle. Tutto questo eccitava e turbava Fedun che misurava lo spazio da una terrazza all'altra; se faceva la guardia di notte, si appoggiava al parapetto e canticchiava le sue canzoni accompagnato dal vento. Di giorno come di notte aveva sempre la sensazione di essere in attesa di qualcuno o di qualcosa, una sensazione tormentosa e dolce nello stesso tempo, che sembrava trovare conferma in tutto quello che accadeva sull'acqua, sulla terra e in cielo."

(Il ponte sulla Drina, Ivo Andrić)
Per oggi è tutto.
Rispondi pure a questa email se ti va.
Buona primavera!
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