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Poppinsletter, numero 0, inverno 2020

Ciao <<Nome>>,
 
eccomi qui. Ho creduto che questa newsletter non avrebbe mai visto la luce. Negli ultimi mesi mi sono persa nei meandri della forma, degli strumenti tecnici, delle domande; mi sono chiesta spesso se avessi davvero qualcosa da dire, qualcosa per cui valesse la pena crearne una. Non sono ancora certa della risposta, perciò a questa edizione della Poppinsletter ho assegnato il numero zero, perché lo zero contiene tutto e niente, è il vuoto e il pieno,
è il numero delle infinite possibilità
Di una cosa però sono sicura: sento il bisogno di espandermi, di sperimentare. È una spinta naturale che nasce dalla somma di tutto quello che ho compreso e coltivato negli ultimi otto anni e delle contrazioni cicliche che mi hanno accompagnata fino a qui. 
Chiudo simbolicamente l'anno, e forse un percorso, con la frase che ho scritto a mia madre per il suo compleanno. Si ricollega non solo al regalo che la accompagnava (un astrolabio), ma anche alla citazione in fondo a questa newsletter, e iniziava così:
"quando il mondo si fa stretto,
tu alza gli occhi al cielo...
".
Questa newsletter non ha l’aspetto né la ricchezza di contenuti che ho immaginato per lei, ma ogni azione inizia con un passo e il momento giusto è sempre adesso, cioè quello in cui finalmente agisci.
Oggi sono qui soprattutto per celebrare con te il solstizio d'inverno, augurarti buone feste e offrirti un abbraccio.
Come stai? Ti va di fare due chiacchiere con me? Rispondi pure a questa email. Sarò felice di leggerti.

Grazie per la fiducia e per il sostegno 
Newslettericamente tua
Katy Poppins

Ultime dal blog


Quest'anno non potendo fare viaggi letterari, Katy Poppins si è concentrata su quelli con il suo fidato Ombrello. Così, tra un "ts messss" (It's a mess!) e un "Oh, dirrrr!" (Oh, dear!) di Piccola Poppins, ha sorvolato molti cielirussi, cechi, siriani, turchi e giocato, come al solito, anche in casa grazie al famoso investigatore privato Bernie Gunther, al libro di Francesca Zilio sulla storia della divisione e riunificazione di Berlino e al suo argomento preferito i salotti ebraici berlinesi di fine '700. È tornata indietro nel tempo con Guerra e Pace (lettura condivisa con Jessica di Books and Freckles) e ha toccato molti Paesi insieme a Ivo Andrić e a una viaggiatrice con la V maiuscola, Eleonora Sacco. Ora si trova al confine tra Bulgaria, Turchia e Grecia insieme a Kapka Kasabova e continua a riflettere sul concetto di confine. Sta inoltre leggendo libri molto interessanti grazie al Book Club ideato da Fritha e We are local nomads: Fronti e Frontiere. Katy Poppins non ha mai partecipato a gruppi di lettura. Per quanto sia naturalmente chiacchierona, in molte situazioni tende a perdere l'uso della parola, ma di fronte a un book club con un tema tanto interessante non poteva tirarsi indietro. 
Vorrebbe concludere l'anno così com'è iniziato, con il libro Storie di San Francisco comprato l'anno scorso a Verona da Gulliver. Il giorno in cui Elena Refraschini ci ha scritto una dedica, era seduta al tavolino di un caffè della stazione centrale di Berlino con l'allora poco più che unenne Piccola Poppins, occupata a ingraziarsi l'autrice per appropriarsi di tutti gli oggetti colorati nella sua borsa. Quel giorno le è rimasto nel cuore e nel corso dei mesi successivi ha assunto nuovi significati. Era il 3 gennaio e il mondo silenziosamente stava già iniziando a capovolgersi.
Libro L'eredità delle dee

Dietro l'angolo

Libri e curiosità letterarie su Berlino


Mentre leggi ascolta: Chord left, Agnes Obel

La scorsa primavera su Storytel mi sono imbattuta nell'audiolibro di un memoir a lungo dimenticato e fortuitamente ritrovato, scritto da Françoise Frenkel e pubblicato in Italia da Guanda nel 2016 con il titolo Niente su cui posare il capo.
Oltre a offrire uno spaccato della Berlino anni '20 e del periodo successivo all'ascesa del nazismo, è anche la testimonianza di una sopravvissuta alla Shoah.
Françoise Frenkel era nata in Polonia da una famiglia di origine ebrea nel 1889. Dopo gli studi a Lipsia e a Parigi, nel 1921 aprì una libreria francese a Berlino: la prima nel suo genere. Si chiamava "Maison du Livre français" e stava al civico 39 di Passauer Straße, una traversa di Tauentzienstraße nel quartiere di Schöneberg. Oggi al suo posto ci sono i negozi e l'ingresso al parcheggio dello storico centro commerciale KaDeWe.
L'impresa, che a qualcuno parve temeraria, diventò a poco a poco un punto di riferimento per gli amanti della letteratura francese e per quei pochi francesi che vivevano o passavano a Berlino. 
Françoise diresse la libreria insieme al marito, Simon Raichenstein, anche lui di origini ebree, mai menzionato nel memoir. I problemi iniziarono con l’ascesa del nazismo. La libreria dovette fronteggiare un boicottaggio ufficiale, le visite frequenti della polizia e la difficoltà di importare libri per via della censura. Nel 1933, Simon fuggì in Francia (fu poi preso e deportato ad Auschwitz, dove morì nel 1942). La situazione per Françoise diventò ancora più critica a partire dal 1935 in seguito alle leggi razziali di Norimberga, che la costrinsero a rivelare le sue origini attraverso la compilazione di un questionario. Nonostante difficoltà e pressioni, riuscì a tenere aperta la Maison du Livre français per altri quattro anni. Fu perfino risparmiata dalle distruzioni perpetrate dai nazisti ai danni degli ebrei durante la "Notte dei cristalli".
Françoise fuggì in Francia nel ’39 e dal quel momento per lei iniziò una vera e propria odissea durata fino al ’43, quando dopo due tentativi falliti riuscì finalmente ad attraversare il confine con la Svizzera e a mettersi in salvo.
Morì nel 1975. Il suo memoir è stato pubblicato per la prima volta nel 1945 con il titolo Rien ou poser sa tête, ma a causa delle poche copie disponibili e della successiva chiusura della casa editrice, andò presto incontro all’oblio.
È riemerso casualmente in Francia nel 2010 in un mercatino dell'usato (mi è parso di capire) ed è stato pubblicato da Gallimard nel 2015, in Germania e in Italia nel 2016, nel Regno Unito due anni dopo. Su Storytel è disponibile l’audiolibro di un’edizione in inglese ancora più recente intitolata A bookshop in Berlin
Mi dispiace che sia caduto nell'oblio per così tanto tempo, ma sono felice che sia stato ritrovato e pubblicato.


Leggilo se:

- ami le storie di donne incredibilmente forti;
- ti interessa la Storia (in particolare quella della II Guerra mondiale), soprattutto se raccontata da chi l'ha vissuta sulla propria pelle;
- per continuare a credere nel potere della generosità e della compassione (nel significato originario di questa parola), anche quando "il sonno della coscienza genera mostri";
- ti piacciono i romanzi che raccontano di libri, librerie e amore per la letteratura;
- ami le storie che ti tengono col fiato sospeso, ma finiscono bene.

 
Sapevi che...

lo scrittore russo Vladimir Nabokov visse con la moglie Vera al civico 12 di Passauer Straße dal 1926 al 1929? Al civico 3, all'inizio degli anni '20, abitò invece il poeta, scrittore e filosofo russo Andrej Belyj. Passauer Straße ha ospitato anche sedi di case editrici (Malik-Verlag, Rowohlt Verlag) e la redazione del Literarische Welt.

Di Belyj per la casa editrice Adelphi è uscito nel 2014 Pietroburgo, considerato un capolavoro del simbolismo russo. Jan Brokken ha dedicato allo scrittore un capitolo in Bagliori a San Pietroburgo dal titolo "Uno spirito errante che non ha trovato un corpo".


Mappa di Berlino, Passauer Straße

In libreria



Dieci libri (+ uno) che mi hanno colpita, ma che non ho ancora letto (la selezione è stata ardua). Sono stati pubblicati tra giugno e novembre 2020:

- Shooting in Sarajevo, Luigi Ottani, Roberta Biagiarelli, testi AA.VV., Bottega Errante Edizioni, pp. 112, € 20.00 — I luoghi di Sarajevo, dove 25 anni fa sparavano i cecchini, fotografati oggi. Qui un articolo di balcanicaucaso.org

- Il grande racconto del favoloso Oriente, Attilio Brilli, Il Mulino, pp. 480, € 45.60 — L'Oriente, quell'altrove favoloso costruito da uomini e donne che tra '700 e '900 lo hanno visto e vissuto.

- Le incredibili avventure delle piante viaggiatrici, Katia Astafieff, Add Editore, pp. 208, € 16.00 — Viaggiare in modo alternativo attraverso storie di piante che ci raccontano di esploratori e scoperte in giro per il globo.

- Perché Istanbul ricordi, Ahmet Ümit, Ronzani Editore, pp. 560, € 17.10 - Un giallo a base di omicidi rituali ambientato a Istanbul.

- Zuleika apre gli occhi, Guzel' Jachina, Salani, pp. 504, € 19.80 - Il romanzo storico pluripremiato di una scrittrice esordiente, ambientato in Russia negli anni '30.

- Il collezionista di mondi, Ilija Trojanow, EDT, pp. 480, € 20.90 - La biografia di un grande esploratore, orientalista e traduttore di cui ho accennato anche nel mio articolo su Jane Digby: Richard Francis Burton. 


- Una donna nella notte polare, Christiane Ritter, Keller Editore, pp. 304, € 18.00 - Il memoir di una donna che negli anni '30 si trasferisce sull'isola artica di Spitsbergen e che dopo le prime difficoltà se ne innamora. 

- Red Sands, Caroline Eden, Quadrille Publishing Ltd, pp. 320, $ 50.00 - L'Asia centrale raccontata attraverso il cibo. Qui tre ricette tratte dal libro.

- Storia di un figlio. Andata e ritorno, Fabio Geda/Enaiatollah Akbari, Baldini+Castoldi, pp. 192, € 16.00 - La storia vera di Enaiatollah Akbari (protagonista anche di Nel mare ci sono i coccodrilli) e di cosa è successo dopo il viaggio che lo ha portato dall'Afghanistan a Torino. Qui l'autore e il protagonista parlano del libro.

Me’med, la bandana rossa e il fiocco di neveSemezdin Mehmedinović, Bottega Errante Edizioni, pp. 216, € 17 - Me’med, musulmano bosniaco emigrato negli Stati Uniti, alle soglie della vittoria di Trump si mette in viaggio con il figlio per i deserti americani. Un romanzo sulla memoria, sull'amore, sulla solitudine, sulla malattia, sull'esilio.

 
+

- Seattle. La città, la musica, le storie, Valeria Sgarella, Odoya, pp. 224, € 15.20 - Guida sentimentale alla città di Seattle (ho un debole per il grunge, si capisce). Qui puoi ascoltare un'intervista all'autrice.

Luoghi letterari

Breve storia di un monastero russo
e di due famosi scrittori che lo visitarono

Monastero di Optina
 
Leggendo La vita quotidiana in Russia al tempo dell’ultimo zar ho scoperto il monastero maschile di Optina (Optina Pustyn), un complesso architettonico religioso situato nella provincia di Kaluga, a sud ovest di Mosca, fra i monasteri russi più venerati. Il nome Optina deriverebbe da Opta, ex bandito che presi i voti fondò nel tardo XIV secolo un eremitaggio nella foresta, mentre la parola Pustyn si riferisce al concetto di natura selvaggia e si usa per indicare gli eremitaggi nella foresta. 
Il monastero ha una storia travagliata ed è legato a due famosi scrittori: Fedor Dostoevsky e Leo Tolstoj. Dostoevsky lo visitò nel 1878 per riprendersi dalla morte del figlio più piccolo, Alyosha. Affranto dal dolore cercò conforto presso lo starec* Ambrogio (1812-1891), noto per la sua grande compassione. Si dice che la figura di Ambrogio abbia ispirato quella di padre Zosima nei Fratelli Karamazov. Racconta Henry Troyat, che il suo insegnamento "aveva spinto il letterato e filosofo Constantin Leontiev ad allontanarsi dal mondo e a ricevere la tonsura" e che oltre a Dostoevsky e a Tolstoj  "altre eminenti personalità gli avevano chiesto una lezione di saggezza".

Tolstoj vi si recò in diverse occasioni (1877, 1881 e 1890). L’incontro con lo starec Ambrogio nel 1890, un anno prima che questi morisse, fu particolarmente teso. L’anno dopo lo scrittore ruppe con la Chiesa Ortodossa, ma tornò al monastero nel 1896 per incontrare sua sorella Maria, che nel frattempo era entrata nel vicino convento di Shamordino. L'incontro con lo starec Giuseppe (1837-1911) ebbe invece per qualche tempo un'influenza positiva sull'inquieta vita interiore dello scrittore. Con lo scoppio della rivoluzione russa i monaci furono deportati e il monastero diventò un gulag; durante la Seconda guerra mondiale fu usato come campo di prigionia per i soldati polacchi catturati dall'armata rossa. Nel 1987 è tornato in mano alla chiesa ortodossa. La biblioteca del monastero è ricca di libri, alcuni anche pregiati.

Sito web del monastero (in russo)
Articolo (in inglese) che spiega come arrivare al monastero su Russia Beyond



*starec: monaco anziano in grado di comprendere e guidare chi si rivolge a lui.

Snoopers Paradise

Emporio immaginario e disordinato di cose interessanti

- Le puntate del podcast Nomadismo professionale, in particolare Bruce Chatwin, l'aborigeno del mondoBeat Anthropology.
- Il podcast Carla una ragazza del Novecento (mi sono commossa più di una volta mentre lo ascoltavo e non ho potuto fare a meno di pensare alle mie nonne, alla forza delle donne e al fatto che nonostante tutto questa umanità incasinata la amo).
- Le puntate del podcast What's her name podcast, in particolare quella sulla sorella di Louisa May Alcott, che ha ispirato la Amy del romanzo Piccole donne. Il rapporto tra quelle due donne risplende di luce.
- Tutte le puntate del podcast Le Intrepide, perché sono "storie di donne che l'hanno fatta grossa" e dal loro esempio si può imparare tanto.
- Tutte le puntate del podcast Copertina, miniera di consigli per gli amanti dei libri. 
- Io viaggio in poltrona e il relativo magazine (progetto del cuore 2020).
- La parola tedesca Herzensangelegenheit, cioè qualcosa che ci sta a cuore, che è molto importante per noi.
- Lo Stollen, un dolce natalizio tedesco che non ho mai mangiato perché la frutta candita non la preferisco. Magari un giorno mi preparo una versione con l'uvetta.
- Tutte le puntate di Finestra sul Mediterraneo di Lea Nocera su Zazà - cultura, società, meridione e spettacolo su RayPlayRadio.
- La rivista Kitež di Brioschi Editore (potete scaricarla qui).
- A Brief, Wondrous History of Arabic Literature su Literary Hub.
- Arab-Islamic History: From Tribes to Empiresun corso MOOC di Edx.org sul mondo arabo islamico medievale (veramente ben fatto).
- Una delle prime interpreti simultanee del mondo è stata Kató Lomb (1909-2003), traduttrice, interprete e poliglotta ungherese. Conosceva  molte lingue e con 16 di queste era in grado di lavorare. Su AbeBooks trovate alcuni dei suoi libri tradotti in inglese.
E poi c'è la musica. Se dovessi assegnare il premio "Miglior colonna sonora delle mie giornate 2020", sceglierei Agnes Obel.

Parole d'inverno

"L'aria era gelida e limpida. Sopra le vie sporche e semibuie, sopra i tetti neri c'era l'oscuro cielo stellato. A Pierre bastava guardare il cielo per non sentire la bassezza oltraggiosa di ogni cosa terrena in confronto all'altezza a cui si trovava la sua anima. All'imbocco di piazza Arbatskaja l'immensa distesa del cielo oscuro e stellato si aprì davanti ai suoi occhi. Quasi al centro di quel cielo, sopra il boulevard Precistenskij, circondata tutt'intorno da un pulviscolo di stelle ma distinta da tutte per la vicinanza alla terra, per la luce bianca e la lunga coda sollevata all'insù, c'era l'enorme fulgida cometa del 1812, la stessa cometa che preannunciava, a quanto si diceva, sciagure di ogni sorta e la fine del mondo. Ma in lui quella chiara stella dalla lunga coda raggiante non suscitava alcun senso di paura. Al contrario, Pierre guardava gioioso, con gli occhi bagnati di lacrime, quella stella chiara che dopo aver trasvolato a indicibile velocità spazi immensi nella sua traiettoria parabolica, all'improvviso, come una freccia conficcatasi in terra, sembrava essersi attaccata a un punto che si era scelta nel cielo nero per fermarsi lì, levando energicamente la coda all'insù, brillando e palpitando con la sua luce bianca fra le altre innumerevoli stelle scintillanti. A Pierre sembrava che quella stella rispondesse perfettamente a ciò che avveniva nella sua anima raddolcita e rinfrancata, ora sbocciata a nuova vita."

— da Guerra e pace, Lev Tolstoj

Questo passaggio di Guerra e pace mi ha ricordato un momento della mia vita in cui alzando gli occhi al cielo, in preda a una nostalgia difficile da definire e con in testa un sacco di domande, ho visto una stella cadente dal parabrezza della macchina.
Avevamo salutato il 2011 solo da qualche ora e io compivo gli anni. 
Tutto quello che è successo dopo mi ha portata qui. Non so se parlerà a te come ha parlato a me, ma mi sembra il modo migliore per congedarmi e augurarti buone feste.
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