Copy
Senza Titolo, Cera, due stoppini, 170 x 15 cm d, 2017
Discussione

La precarietà ruba l'amore

Di recente mi sono imbattuta in una lettera di una trentenne al blog Invece Concita di Repubblica.
Nel breve testo la ragazza si chiede se sia giusto accettare i compromessi che la società ci impone, partendo dalle condizioni lavorative e estendendosi al luogo di residenza e allo stile di vita, denunciando l’impossibilità nelle condizioni attuali, di poter solo immaginare di crearsi una famiglia.
 
Racconta della sua condizione di precaria, della sua impossibilità di avere una narrativa professionale e tanto meno privata. Andando oltre la sua insoddisfazione lavorativa (che probabilmente la obbligherà ad espatriare), difende la sua esigenza di "almeno un po' d'affetto" e aggiunge “Nessuno pensa all'affettività in questa epoca di corsa al lavoro, come se fosse quello l’unico bisogno. Ma l'affettività non dovrebbe essere considerata parte fondante del benessere? 

Scorrendo l’articolo, mi colpiscono i commenti cinici degli utenti a fondo pagina: “Fai una valigia e comincia a vivere” o “Qual é il minimo di reddito e che tipi di contratto dovrebbero consentire a due persone di innamorarsi? Sotto i 1000€ al mese che facciamo?“.
 
La vulnerabilità della tesi della ragazza sta nel suo riferirsi a una scala di valori che si pone appena un po’ sopra la mera sopravvivenza, appena sopra "lo status di supplicante", condizione che accomuna la nuova "emergente" classe tradita (o classe disagiata), secondo Guy Standing autore di Diventare cittadini. Un manifesto del precariato.
E' per questo che Elena, così si chiama la scrittrice della lettera, viene additata come scansafatiche, ma non solo (come potremmo immaginarci) da lavoratori di generazioni differenti dalla sua, ma anche dai suoi coetanei che, invece apparentemente, sono pronti a giudicare e a rendersi disponibili ad accettare qualsiasi condizione, pur di lavorare.

Ad Elena è negata, nei commenti dei lettori del blog ma anche nell’effettiva realtà, la possibilità di avere un’ambizione che vada oltre l’avere un lavoro,  ovvero oltre la temporanea soddisfazione e il benessere primario.

Adesso, da 25enne e da artista, mi viene da chiedermi come si può far finta di niente, che tutto questo non ci riguardi.
E mi domando come si può avere la pretesa di lavorare a un’ Opera d’Arte, a una Poesia o a qualsiasi cosa che sia anche solo minimante classificabile come superfluo, in un contesto in cui non si percepisce neanche come lecita la volontà di soddisfare le necessità umane più intime e biologiche (come l'amore e l'affettività) e, tantomeno, ci si concentra sull'eventualità del raggiungimento di una felicità non solo meramente personale, ma condivisibile.
E mi viene da pensare alle parole formulate da Natalia Ginzburg riguardo le Piccole virtù, nonostante tutto, anche se ne aveva vissuti di momenti difficili (come la guerra).

In un articolo su Doppiozero, Flavio Favelli racconta della mancanza del riconoscimento del valore di figure professionali quali gli artisti, nel dibattito contemporaneo. Osservazioni e lamentele corrette ma, ragionando in virtù delle considerazioni di un minuto fa, credo che prima di rivendicare una posizione di qualsiasi tipo nella società odierna dovremmo saper rispondere alla domanda: che cosa può dire o fare l’Arte nell'epoca della disperata lotta individualista alla sopravvivenza?

Riesce veramente un artista oggi a non essere autoreferenziale; a non cadere, anche lui, nelle dinamiche della supplica pur di esporre, avere un posto al sole, o anche solo rimanere all'interno del sistema? (Smentendo le recenti parole di Gian Enzo Sperone <<o fai parte del coro che si rinnova continuamente e batti le mani sino a spellartele, o vieni catturato ed espulso.>>)

Riesce a difendere il lavoro nel senso più nobile del termine, sostenendo l'importanza ciò che è meno tangibile per poi arrivare ad articolare un pensiero più collettivo, universale?

Può risvegliare, con il proprio operato, i nostri valori e i nostri sentimenti, come fece Goethe scrivendo I dolori del giovani Werther con quelli dei giovani lettori europei di fine settecento?

Spero in numerosi suicidi.

 
 
 

 
 
Mostre
Io Sono qui!
a cura di Lorenzo Bruni
Inaugurazione 14 Dicembre 2017
Museo MACRO Testaccio - Roma
www.museomacro.org
The OpenBox
@Nesxt 
Dal 26 Ottobre al 5 Novembre 2017
Park Carlina, Piazza Carlina -  Torino

 www.theopenbox.org
Download
Coraggio

Special project #1

Il 5 Novembre si è chiuso il progetto realizzato presso la Galleria ROSSMUT di Roma.

Scarica il catalogo in pdf

 
Portfolio updated! L'ultima versione del mio portfolio
Facebook
Twitter
Website

view this email in your browser
Copyright © Rebecca Moccia
Photo credits © Altrospazio

Che ne pensi 
.... del contenuto di questa newsletter?
Fammelo sapere 
rebeccamoccia@gmail.com

 






This email was sent to <<Email Address>>
why did I get this?    unsubscribe from this list    update subscription preferences
Rebecca Moccia · via tolentino 17/7 · Milan, Mi 20121 · Italy

Email Marketing Powered by Mailchimp