Copy
Leggi questa MEDUSA nel tuo browser


Benvenuti, questo è il numero cinquantacinque di MEDUSA, una newsletter bisettimanale a cura di Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi – in collaborazione con Not

MEDUSA parla di Antropocene, dell
impronta dellessere umano sulla Terra, di cambiamenti climatici e culturali. Storie dalla fine del mondo per come lo conosciamo, ogni due mercoledì.

MEDUSA è divisa in tre parti: un articolo inedito e due rubriche, i link dei Cubetti e i numeri della Cabala. Per il resto, se volete scriverci potete rispondere direttamente a questa email o segnarvi il nostro indirizzo: medusa.reply@gmail.com. Siamo anche su Instagram.


In questo numero leggerete di sceneggiatori e luci d’inverno, di più gioventù e meno disperazione, di grafici incomprensibili e foto terrificanti, di CO2 e ppm.
MEDUSA • PROMESSE
di Francesco Zanetti


Nel 1972, nella sua camera di Berkeley, California, Paul Schrader era uno studente di cinema alle prese con la tesi di laurea. Nel testo, che avrebbe poi intitolato Il Trascendentale nel cinema, Schrader teorizzava come il cinema fosse un’arte anti-spirituale in quanto guidato da azione e empatia, e che solo in rari casi, con autori come Bresson, Ozu e Dreyer, l’immagine era riuscita a protendersi verso qualcosa di “sacro”, trattenendo molti dei piaceri del cinema convenzionale di evasione, "avvicinandoci a quel silenzio, quell'immagine invisibile, in cui le linee parallele di religione e arte si incontrano e si compenetrano.”
 
Nonostante amasse questo tipo di cinema, il giovane studente si ripromise di non girare mai un film del genere. Era più interessato alla sensualità, e alla violenza, che erano dalla parte opposta dello specchio. Definiva “sconveniente” il cinema statico, oltre che controproducente da un punto di vista creativo e commerciale.
 
Paul Schrader sarebbe poi diventato uno degli autori più noti e pagati di Hollywood, sceneggiando tra gli altri Taxi Driver (1976), Toro Scatenato (1980) e L’ultima tentazione di Cristo (1988), e dirigendo American Gigolo (1980) e Mishima (1985). Sotto il panama di coolness californiana, Schrader rimarrà però sempre un Calvinista di Grand Rapids, Michigan, a cui era stato vietato guardare film prima della maggiore età. Un cristiano che definiva la sua fede come “meditativa, nulla a che vedere con l’arena dell’intrattenimento religioso. Ha più a che fare con lo stare seduti e aspettare che qualcosa accada”.
 
Quarantacinque anni dopo, Paul Schrader infranse la promessa che aveva fatto a Berkeley.
 
Nel 2017 scrive e dirige First Reformed, film che racconta di una crisi spirituale scatenata dall’angoscia da cambiamento climatico [di First Reformed abbiamo parlato nella MEDUSA #38]. L’opera è un frullato di tutti gli autori-feticcio del regista - dal Bergman di Luci D’Inverno (1963), al Bresson de Il Diavolo, Probabilmente (1977), fino a Tarkovsky e Pialat - dove Ethan Hawke interpreta il Reverendo Toller, ex militare fattosi prete in seguito alla morte in Iraq del figlio e al naufragare del matrimonio.
 
 
Dio ci perdonerà per quello che abbiamo fatto al pianeta? Questa è la domanda  ricorrente di First Reformed, in parte diventata d’attualità anche sui media statunitensi.
 
Un articolo di Cara Buckley uscito sul New York Times nell’agosto del 2019, intitolato “Why Hollywood is so scared of climate change”, sottolinea l’urgenza di un racconto verosimile del cambiamento climatico, proponendo soluzioni pratiche che diano speranza allo spettatore. Avere un alieno supercattivo improvvisatosi statista che vuole annientare metà della vita terrestre perché siamo troppi e solo un manipolo di supereroi in costume può fermarlo non basta più. 
 
Il mese successivo un articolo di Richard Lawson uscito per Vanity Fair si chiedeva specularmente quando il cinema mainstream avrebbe parlato di cambiamento climatico in maniera efficace, riportando, tra gli altri, gli esperimenti falliti di Geostorm (2017), The Day After Tomorrow (2004), Blade Runner 2049 (2017) e 2012 (2009).
 
Sono infatti pochi i film sul tema che non si sono accontentati di scenari apocalittici risolvibili solo da pochi uomini straordinari – o talmente disillusi e anestetizzati da poter sopravvivere in un ambiente ostile –, con le case di produzione che rimangono spesso legate al disaster movie come veicolo per vendere biglietti, non volendosi affrancare il compito di finanziare film che sfidino il pubblico a cambiare il proprio modus vivendi e operandi.


 
Tra i mega-blockbuster usciti negli ultimi anni, da Avengers (2018) a Godzilla (2014), Wall-E (2008), Avatar (2010), fino a film più piccoli ma di successo come Crawl (2019), The Road (2009) e Snowpiercer (2013) mancano infatti riferimenti ai reali antagonisti climatici, che siano le mega-corporation di combustibili fossili o i ricchi speculatori che lottano contro una legislazione che ne limiti l’impatto sul territorio.
 
Nessuno di questi film descrive una trasformazione positiva della società o l’introduzione di un modello eco-sostenibile ma una soluzione straordinaria che ristabilisca l’ordine che gli esseri umani non riescono a raggiungere. E questa passività nel risolvere la situazione non porta ad altro che a una narrativa dell’Apocalisse che alimenta la disperazione nel singolo, che si sente inutile e colpevole.
 
La disperazione globale dovrebbe essere vissuta collettivamente, in una dimensione spirituale che dia conforto e speranza, in quanto, citando il Reverendo Toller, “ogni atto di conservazione è un atto di creazione e rinnovamento”, e forse sono proprio queste le ragioni che hanno spinto Schrader a procedere con First Reformed, rompendo la promessa fatta in gioventù: riprendendo un genere che sembrava abbandonato, condividendo l’angustia per l’incombente disastro ambientale e, così facendo, sconfiggere la solitudine dell’Apocalisse, creando un rinnovato senso di comunione e spiritualità.
 
Interrogato sul tema Schrader ha commentato laconico: “L'idea era quella di fare un film su un viaggio e sull'angoscia spirituale. Ovviamente una volta che inizi a girare un film del genere non passa molto tempo prima che il cambiamento climatico entri nella stanza. Il collasso ecologico è la disperazione del secolo, ed è più reale delle armi nucleari”. 
CUBETTI
#1 YOUTH WASHING
Scrivevamo qualche mese fa, riguardo ad alcune contraddizioni che sono nate attorno a Fridays for Future: il movimento, che sembra avere connaturata in sé una critica feroce al sistema economico e politico dominante, allo stesso tempo fa di tutto per non creare divisioni politiche al suo interno, e vuole essere trasversale e apartitico. Così, però, rischia di finire per annacquare la forza del proprio messaggio tanto che le manifestazioni sembrano spesso ancora innocue a molti, adottabili da tutti, universali, ecumeniche.

Come scrive Alleen Brown su The Intercept, c’è chi vuole approfittarne per depotenziare l’impatto di FFF: le aziende petrolifere, per esempio, stanno cercando di convincere (e  finanziare) i giovani gruppi di attivisti e i movimenti appoggiando e creando iniziative (che di solito riguardano soluzioni verdi “pratiche” ma di scarso impatto reale sull’ambiente) che possano permetter loro di non passare per i cattivi. Insomma green-washing o forse ancora meglio youth-washing

Come ha dichiarato più volte la stessa Greta Thunberg: “Credo ancora che il peggior pericolo non sia l’inazione. Il vero pericolo è quando politici e CEO fanno sembrare che si stia agendo davvero, quando in realtà fanno altro che trucchi contabili e pubblicità”.


#2 RADICI
Intorno a molte verità della vita sulla Terra brancoliamo nel buio, soprattutto quelle più importanti. Per esempio: uno studio della Binghamton University ha dimostrato che le prime foreste sono apparse circa 385 milioni di anni fa, molto prima di quanto pensassimo.

A quanto pare già nel Devoniano, 416-360 milioni di anni fa, “esistevano alberi con legno e foglie, proprio come nelle moderne piante a semi. La transizione verso le foreste con l'aspetto attuale […] ha prodotto una trasformazione totale della superficie terrestre e degli oceani. […] Gli apparati radicali scoperti differiscono tra loro per forme e caratteristiche. Questo indica che le antiche foreste erano eterogenee, proprio come quelle moderne: c'erano alberi diversi che occupavano varie posizioni in base alle condizioni locali”.

Tranquilli, non ci capiamo niente neanche noi.
 
Nell’articolo di Giulia Assogna su Le Scienze viene anche mostrata la traccia di un complesso di radici di archeopteride, la prima specie vegetale (probabilmente?) capace di sviluppare delle foglie per come le conosciamo. Sembra una foto come altre; se vi soffermate qualche secondo, però, e pensate alla vita che per milioni di anni ci ha preceduto sulla Terra...

CABALA
Al momento dell’invio della prima newsletter del 2019, nell’aria danzavano 408,91 ppm (parti per milione) di CO2.

 A fine maggio vi abbiamo inviato una newsletter nei giorni di picco annuale: nell’aria danzavano 414,89 ppm (parti per milione) di CO2.

Al momento dell’invio di questa newsletter, nell’aria danzano 411,99 ppm (parti per milione) di CO2.
E questo è tutto: tra due settimane, e questa volta di nuovo di mercoledì, arriverà la prossima edizione di MEDUSA.
2019 © DE GIULI - PORCELLUZZI 






This email was sent to <<EMAIL>>
why did I get this?    unsubscribe from this list    update subscription preferences
MEDUSA · Venezia · Milano, VE 30172 · Italy