Copy
Leggi questa MEDUSA nel tuo browser


Benvenuti, questo è il numero cinquantasette di MEDUSA, una newsletter bisettimanale a cura di Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi – in collaborazione con Not

MEDUSA parla di Antropocene, dell
impronta dellessere umano sulla Terra, di cambiamenti climatici e culturali. Storie dalla fine del mondo per come lo conosciamo, ogni due mercoledì.

MEDUSA è divisa in tre parti: un articolo inedito e due rubriche, i link dei Cubetti e i numeri della Cabala. Per il resto, se volete scriverci potete rispondere direttamente a questa email o segnarvi il nostro indirizzo: medusa.reply@gmail.com. Siamo anche su Instagram.


In questo numero leggerete di bovini e autostrade, incendi e segreti, Brasile e Turchia, dighe e tipografia.
MEDUSA • BRESAOLA
di Andrea Porcelluzzi*
 
Nella tradizione dei Veda dieci sono gli avatara, o incarnazioni, del dio Vishnu, ma potrebbero essere anche trentanove, oppure innumerevoli. Ad ogni sua discesa il dio prende forme nuove: diventa un pesce gigantesco, una tartaruga, un nano e anche il primo Re del Mondo, che si chiamava Prithu.

All’inizio del  regno di Prithu ci fu una grande carestia. Allora il re prese arco e frecce, salì sul suo carro e andò a caccia della Terra per macellarla e darla da mangiare alla sua gente, ma la Terra si trasformò in una Vacca e scappò. Finché, dopo una lunga ricerca, il re Prithu trovò la grande Vacca che era la Terra ma la Terra, che era una Vacca ed era una Dea ma era anche Ainsha, il desiderio di non fare violenza, gli disse: “se mi tagli a pezzi, io che sono la barca che porta tutti, come potrete rimanere a galla nel cosmo?”. Allora il Re del Mondo comprese quanto fosse stupido quel che stava per fare, abbassò l’arco e promise di diventare il suo guardiano.

Ogni religione nasconde nel cuore un tormento: portare alle sue ultime conseguenze una legge morale rende la vita invivibile o tutti colpevoli. La coerenza resta soltanto un affare da matti, santi e asceti. Per il cristianesimo questo segreto è la colpa innocente, per l’induismo è il mistero della violenza: come si può essere buoni se rimanere in vita significa distruggere altre vite? Immagino che ognuno segni il suo limite e se la viva come vuole e come può. Ma a pensarci bene siamo sempre in debito, e non abbiamo mai la coscienza tranquilla. La fame muove la ruota e i suoi frutti sono sofferenza.
  
Nella tradizione vedica era il sacrificio a tenere in piedi l’ordine del mondo; nel mercato, che è l’ordine del nostro mondo, è il consumo.  Ma possiamo continuare a consumare senza fare nessun sacrificio? Se consumare significa, alla fine, godere di una cosa distruggendola, si può essere consumatori buoni

Possiamo credere a quel che noi, i consumatori buoni, ci raccontiamo?

 
Un’altra storia: l’ottava incarnazione di Vishnu è Govinda, un bambino azzurro che accudisce le vacche suonando il flauto. Ma Govinda non è che una manifestazione del dio Krishna, che a sua volta è anche il nome di un toro colossale proveniente dall’India, apparso in Brasile alla fine degli anni Cinquanta. Se avete mai mangiato una fetta di bresaola, anche voi vi siete nutriti del frutto congelato dei suoi lombi.

La regione del Morro Queimado è il posto più simile alla Svizzera che si possa trovare in Brasile. Agli inizi dell’Ottocento ci andarono a vivere un centinaio di famiglie di contadini e allevatori del cantone di Friburgo. Nel 1878 uno svizzero ormai nato in Brasile, Manoel Ubelhart Lemgruber, fece il viaggio a ritroso. Quando, dopo un’estenuante traversata durata settimane, Dom Lembruger arrivò ad Amburgo, decise di visitare lo zoo. Passeggiò tra elefanti, tigri e leoni, vide una tribù di ottentotti e una famiglia di lapponi, finché si fermò davanti a una vacca magra e con la gobba. La didascalia diceva: bos indicus, specie non addomesticata. Quella gobba era una collina bianca, e sotto la collina c’era una miniera d’oro: Manoel Lembruger se ne innamorò. La riscattò dal suo padrone e la portò con sé in Brasile, assieme ad altri due esemplari.

La vacca indiana o zebù, oltre ad essere l’incarnazione del cosmo, presenta ampie pieghe della pelle sul collo, orecchie cadenti e può resistere bene alla sete e al caldo intenso dei tropici. Da quel primo incontro iniziò quindi una migrazione artificiale di migliaia di bovini dall’India al Brasile durata circa un secolo: zebù di razza Gir, Nellore e Guzera venivano portate al porto di Madras, imbragate, caricate sulle navi per attraversare l’oceano in un viaggio lungo 21mila km.

Negli anni Cinquanta, dopo aver superato tre tempeste e settimane di quarantena nell’isola dei Serpenti al largo della costa del Paranà, sbarcò in Brasile Krishna. Era un toro imponente e grandiosamente fecondo che il ranchero Celso Garcia Cid aveva voluto acquistare a tutti i costi dal marajà di Bhavnagar. Nel breve periodo che gli rimase da vivere il toro diede inizio a un lignaggio che arriva, esemplare dopo esemplare, fino ai nostri giorni. Dopo soltanto un anno dal suo arrivo, Krishna morì. Inconsolabile, Celsio Garcia Cid lo fece imbalsamare, e dopo di lui decise di tenere la testa di ogni animale che gli fosse morto. Le pareti della sua fattoria erano tappezzate di teschi dalle lunghe corna, come in un tempio, e ancora oggi il toro Krishna è racchiuso in un sarcofago di vetro al centro di una stanza.



Sono passati più di settant’anni dalla venuta del toro Krishna, e il Brasile è diventato il primo esportatore mondiale di carne bovina. La maggior parte delle coltivazioni di soia e un terzo degli allevamenti si concentra nel cerrado, la savana biologicamente più ricca del pianeta e tragicamente meno fotogenica della foresta lussureggiante con cui confina. Dagli anni Sessanta, il cerrado si è trasformato in un far west di affaristi, multinazionali, piccoli agricoltori, ladri di legname e altri farabutti. Gli allevamenti estensivi sono gestiti con tecniche rudimentali: le queimadas, ossia gli incendi controllati, vengono appiccate per fare spazio alle coltivazioni e per rigenerare i pascoli.
 
Tra le aziende del settore la più importante è la multinazionale JBS, il più grande fornitore di proteine animali al mondo. JBS è anche l’azienda più esposta al commercio di bestiame proveniente da aree deforestate. Nel 2017 è stata accusata di aver venduto carne avariata in tutto il mondo (operazione carne Fraca), di aver acquistato partite di bestiame provenienti da allevatori accusati di aver dato alle fiamme aree di foresta grandi quanto il centro di Londra (inchiesta carne fria) o di aver ridotto in schiavitù i braccianti facendoli bere dalle stesse pozze d'acqua dove cagavano gli armenti.

Finché la confessione dei gemelli Batista, proprietari della JBS, di aver pagato tangenti ai politici dei governi degli ultimi quattordici anni ha fatto crollare il neonato governo Temer. L’anno successivo è salito al governo Bolsonaro. “È un errore affermare che l’Amazzonia è patrimonio dell'umanità e un malinteso confermato dagli scienziati dire che le nostre foreste amazzoniche sono i polmoni del mondo": Jair Bolsonaro, discorso di apertura della 74esima assemblea generale delle Nazioni Unite, 24 settembre 2019.

La fascia che corre lungo l’ellittica del cielo blu al centro della bandiera brasiliana recita: “Ordem e Progresso”. È una citazione dal “Sistema di Politica Positiva” di August Comte, la frase originale suona: l’Amore per principio e l’Ordine come fondamento; il Progresso come fine. Hanno tralasciato l’Amore, probabilmente per ragioni di spazio.



Negli anni Settanta,  mentre dall’altra parte del mondo si costruiva l’autostrada transamazzonica, i primi produttori industriali di bresaola cominciarono ad importare in Valtellina partite di cosce congelate di zebù provenienti dal Sudamerica, per far fronte all’aumento della domanda contenendo i costi di produzione: la carne di zebù non è pregiata, perché dura e troppo magra, ma per la bresaola è perfetta.

Ad oggi, l’Italia è il più grande importatore europeo di carne congelata dal Brasile, con cui viene prodotta la maggior parte della bresaola. Il disciplinare del Consorzio di Tutela non obbliga a esplicitare la provenienza della materia prima; d’altra parte, secondo i risultati di una ricerca commissionata dallo stesso Consorzio, “per il 74% degli italiani sapere che la Bresaola della Valtellina IGP è spesso prodotta con carne bovina pregiata importata dall’estero non è motivo per cambiare abitudini d’acquisto (anzi per un 7% è motivo per consumarla di più). Quello che fa una carne di qualità, infatti, non è tanto la provenienza quanto piuttosto il sistema di allevamento”. 

Nel 2008 la Rigamonti, il primo produttore di Bresaola IGP, è stata acquistata dalla JBS.


*Andrea Porcelluzzi lavora come project manager per progetti di ricerca e cooperazione internazionale.
CUBETTI
#1 AUSTRALIA
Fare il punto su quello che è successo in Australia nelle ultime settimane è dura. Come ha scritto il giornalista scientifico Antonio Scalari su twitter: “Immaginate un paese-continente che va a fuoco comandato da un governo di destra che fa gli interessi dell'industria del carbone, dove un colosso mediatico di proprietà di un miliardario inganna l'opinione pubblica con disinformazione negazionista sul clima. Non è più una distopia”.

Vi rimandiamo ad alcuni riassuntoni che abbiamo trovato in giro, per fare un po’ di pulizia tra bufale, negazionismi e generiche idiozie che si sono lette in giro:

1. Il post virale di Giorgio Vacchiano, ricercatore dell'Università degli studi di Milano, sulla scienza degli incedi australiani (e il loro rapporto con i cambiamenti climatici).

2. Questo strano post sul blog di Sarah Wilson, strano perché Wilson è una giornalista di Cosmopolitan Australia che di solito scrive libri su cibo e diete ma che in questo post invece sbrocca, raccontando cosa significa vivere in un paese che brucia, con un primo ministro che nel frattempo suona il violino (metafora).
3. Questa visual guide della BBC che raccoglie grafici, info-grafiche, foto e video (ma seguite anche tutto il resto di quello che sta raccogliendo e aggregando la BBC in queste settimane per continuare a raccontare la notizia).


#2 SEGRETO
Sull’edizione statunitense di Rolling Stone è uscita un’inchiesta del giornalista Justin Nobel, frutto di un lavoro durato venti mesi (e prima di andare avanti lasciate che questo dato si depositi: le incheiste giornalistiche serie prendono anche due anni di lavoro, anni che vanno adeguatamente finanziati). L'articolo racconta quello che Nobel chiama il Segreto Radioattivo Americano: i pozzi di petrolio e gas producono trilioni di rifiuti tossici ogni anno, a prescindere dai metodi di estrazione, e quindi non solo tramite il tanto discusso fracking. Negli Stati Uniti (e nel mondo) questo ha avuto negli ultimi decenni un impatto indiscutibile e accertato sulle insorgenze di cancro nei lavoratori dell’industria estrattiva e su alcuni casi di avvelenamento di intere comunità. Un segreto che l’industria conosce dagli anni Trenta. Nel 1988, però, l'EPA (l'Agenzia per la protezione dell'ambiente) “ha stabilito che, per far prosperare petrolio e gas, i rifiuti pericolosi di questa industria non dovessero essere definiti pericolosi”.


#3 TERRA E PACE
Il governo russo ha redatto un documento programmatico che affronta il problema del riscaldamento globale. Giusto ricordarlo, un problema che secondo Putin non è dovuto all'attività dell'uomo ma “per esempio a qualche trasformazione cosmica che non possiamo neanche vedere, in questa galassia… ”. Nel documento si parla di dighe insomma, di nuovi paradigmi nell'agricoltura e zootecnia, di vaccini ed evacuazioni (sembra un'introduzione di MEDUSA).

La Russia si sta scaldando 2,5 volte più velocemente della media del pianeta: come spiega il Guardian, il documento del Cremlino inquadra sia le ricadute negative dovute all'emergenza climatica, che quelle positive: i seri rischi quindi per la salute, per il permafrost, per la catena alimentare – ma anche la riduzione del fabbisogno energetico nelle regioni più fredde, l'espansione delle terre coltivabili e le nuove vie di navigazione che si aprono nell'Oceano Artico (una novità per cui è difficile rallegrarsi, dal nostro punto di vista).

Come sempre, parlare di Russia è complicato. È la nazione in cui, tra l'Ucraina e la Corea del Nord, convivono almeno 160 gruppi etnici separati da 11 fusi orari. 

Mosca inoltre, a differenza di Washington, non si è ritirata dall'Accordo di Parigi sul clima: ma è anche la stessa città che ha arrestato per sei giorni un ragazzo di Fridays For Future colpevole di manifestare, da solo, con un cartello in mano.

L’attivismo ecologista in Russia non è di certo incentivato dal governo. All’inizio del decennio, tra gli altri, ci sono stati i casi di Serghej Protazanov e Mikhail Beketov, cronista il primo e direttore di giornale il secondo, entrambi impegnati nel racconto – e nella critica – della costruzione di un’autostrada che avrebbe spezzato la foresta di Khimki, non lontano da Mosca. Protazanov morì dopo un’aggressione, Beketov finì in coma.


#4 I CURDI + L'IDROELETTRICITÀ
Hasankeyf è un villaggio abitato, ininterrottamente, da 12.000 anni. Lì, a sud-est del Paese, il governo turco sta investendo nella costruzione di una nuova rete idroelettrica, “una rete di dighe allo scopo di ridurre la dipendenza energetica del Paese e creare lavoro nelle sue regioni sud-orientali”.

Ogni storia di dighe è però una storia di allagamenti, e ad essere allagate sono zone economicamente sottosviluppate, periferiche, ignorate dall’opinione pubblica. Soprattutto se gli autoctoni, come in questo caso, sono di etnia curda.

Non serve per forza ricorrere a concetti di studi antropologici, come displacement e carità del natio loco, per capire il trauma di chi è costretto a vedere l’acqua sommergere la sua casa, il cortile, l’orizzonte, i rapporti e i ricordi mescolati a tutto questo.

La diga, infine, ridurrà la portata del Tigri e dell’Eufrate in Iraq e Siria (Rojava compreso), aumentando il voltaggio di un confine già molto teso.



#5 ILLEGIBILI
Vi abbiamo raccontato di Anthropocene Working Type nelle nostre storie Instagram e in un vecchio CUBETTO. È un progetto organizzato dal graphic designer Alessio D’Ellena come parte del suo corso di Type Design di base presso la scuola Bauer di Milano. L’obiettivo impossibile era quello di creare font per le storie dell’Antropocene. Noi abbiamo contribuito fornendo qualche idea, una bibliografia a tema. I ragazzi e le ragazze del corso hanno fatto il resto:  “La selezione di caratteri digitali sviluppata dagli studenti partecipanti, propone forme inedite e configurazioni a cui, banalmente, non siamo abituati e perciò illeggibili. I caratteri si presentano come successioni e combinazioni di segni, composti e progettati velocemente durante il corso”.  Su frizzifrizzi potete vedere i risultati, le immagini finali e leggere qualche riflessione di Alessio.


CABALA
Se la storia umana fosse condensata in un giorno, saremmo cacciatori-raccoglitori fino a circa 10 minuti prima della mezzanotte.

L’umanità rappresenta lo 0,01 percento della vita sulla Terra.

Dall’avvento dell’agricoltura, circa 12.000 anni fa, gli esseri umani hanno distrutto l’83 percento di tutti i mammiferi selvatici e la metà delle piante.

Il 100 percento di questi numeri viene da Possiamo salvare il mondo, prima di cena, di Jonathan Safran Foer, un libro che ha, incredibile coincidenza, una manciata di capitoli pensati e scritti esattamente come la nostra CABALA.

Al momento dell’invio di questa newsletter, nell’aria danzano 413,45 ppm (parti per milione) di CO2.
E questo è tutto: tra due mercoledì, la prossima edizione di MEDUSA.

 
2020 © DE GIULI - PORCELLUZZI 






This email was sent to <<EMAIL>>
why did I get this?    unsubscribe from this list    update subscription preferences
MEDUSA · Venezia · Milano, VE 30172 · Italy