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Fuori le serie!
- di Nicola Cupperi - 
#134 - Bosch, ma la serie e non il rasoio. 

Ciao <<Nome>>,
questa è Fuori le serie!, la newsletter di Film Tv che ti segnala tutte le serie che partono, tornano o ricominciano in streaming ogni settimana.

 

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Una settimana in giro per il mondo, con la prima miniserie nigeriana distribuita da Netflix (Blood Sisters), ma anche con il ritorno del buon Hieronymus Bosch.
 

La cena delle debuttanti



 

NETFLIX



Blood Sisters (Nigeria, 2022)
dal 05/05/2022

Gira voce che la signora Nollywood, allegorica sindaca di quella che sarebbe la versione nigeriana di Hollywood se a Hollywood si fossero mai prodotti più di 2500 film all'anno, sia stata sentita dire a più riprese e a chiunque avesse voglia di ascoltarla (ovvero tutti, ché la signora Nollywood è parecchio potente da quelle parti) le seguenti parole: «Se nessuno si calcola più Netflix e i sudcoreani hanno finito di impestare l'etere con la loro bulimia seriale, allora ci pensiamo noi a prendere in mano la situazione». Ed ecco che sbarca sulla grande N rossa la prima miniserie prodotta e realizzata in Nigeria, testa d'ariete di un mercato dell'audiovisivo che funziona in maniera del tutto peculiare – sono coinvolte una marea di lingue e dialetti diversi, e la distribuzione avviene principalmente al dettaglio e in formati casalinghi – ma che possiede una densità e una profondità virtualmente oceaniche nel loro essere insondabili. Blood Sisters è più un film lungo che una miniserie, con le sue quattro puntate e con la sua trama abbastanza contenuta. La storia è quella di Sarah, giovane donna promessa sposa di un satrapo a cui soldi e potere escono dalle orecchie da quanti ne ha. È un matrimonio che titilla specialmente la famiglia della sposa, quello tra Sarah e il figlio di Mazinga, con la promessa che dopo lo sposalizio i futuri suocero e suocera saranno sistemati vita natural durante e pure per qualche generazione successiva. Ma c'è un piccolo dettaglio: Sarah non è per niente felice. Peggio: Sarah rischia la vita ogni giorno, dal momento che il ricco fidanzato è uno psicopatico manesco. La giovane si sente imprigionata dalle aspettative famigliari e dal terrore delle sicure ripercussioni nel caso in cui annullasse il fidanzamento, e per questo si appresta a immolarsi (letteralmente) sull'altare degli interessi altrui. Finché, la prima notte di nozze, Sarah e la sua migliore amica Kemi non ammazzano per sbaglio il mostro, e invece di ricevere una pacca sulla spalla o una targhetta commemorativa con su scritto «Brave, ma la prossima volta chiamate la polizia anche se siamo dei maledetti corrotti e non vi fidate», si ritrovano fuggitive (dalla legge e dagli amici potenti del marito) e disperate.

 

 



Clark (Svezia, 2022)
dal 05/05/2022

Aaah, la cara vecchia Svezia. Terra di pessime liquirizie salate, musica arrabbiata e sindromi celebri in tutto il mondo. Seriamente. Com'è possibile che un posto così placido (paragonato al resto del mondo) come la Svezia abbia dato i natali a una roba brutta e particolare come la sindrome di Stoccolma? Ho capito che tutti gli svedesi, per contratto, sono persone perbene e l'insieme include anche i rapitori, ma in talune situazioni c'è un limite anche all'educazione. Scusi signora, se permette ed è comoda la ammanetterei a questo radiatore; poi avrei bisogno del suo numero di casa e del nome di suo marito per fare richiesta di riscatto. La ringrazio e le rivolgo i miei più sentiti omaggi. In questa miniserie qui, il regista metallaro (ex batterista dei Bathory) Jonas Åkerlund (Lords of Chaos) dirige il figlio e fratello d'arte Bill Skarsgård nel biopic che racconta vita, prodezze e malefatte di Clark Oloffson, il primo gangster svedese ad assurgere al ruolo di celebrità. Molta di quella reputazione si deve alla famigerata rapina di Norrmalmstorg: nell'agosto del '73, una banda di felloni fa irruzione alla Kredibanken di piazza Norrmalmstorg, Stoccolma, Svezia. I rapinatori rimangono incastrati nell'edificio, vincono una manciata di ostaggi e di conseguenza fanno scattare (in diretta tv) le operazioni di mediazione fra furfanti e forze dell'ordine, con queste ultime ben disposte a sacrificare i prigionieri pur di portare a casa il risultato. Viene coinvolto anche l'Oloffson, che in quel periodo era in carcere: uno dei perpetratori era stato suo compagno di cella, e il gangster carismatico viene cooptato dall'ordine costituito per aiutare nella negoziazione. Finisce che gli ostaggi, consapevoli di essere (agli occhi degli sbirri) carne da macello, preferiscono fare il tifo per i ladri. Da qui la sindrome di Stoccolma. Dice Åkerlund: «Clark racconta la storia dell'uomo meno politicamente corretto di sempre, che ha vissuto la vita più politicamente scorretta possibile. È una biografia surreale, ultra-violenta, spiritosa, emotiva e reale che dà un volto alla sindrome di Stoccolma, anche se non racconta solo la rapina di Norrmalmstorg. Racconta gran parte della vita di Oloffson, le esperienze che lo hanno fatto diventare così, le verità e le bugie che hanno costellato la sua incredibile carriera».

 



Il Pentavirato (Usa, 2022)
dal 05/05/2022

Il lancio di questa serie, la quale potrebbe come non potrebbe risultare davvero tragica al netto dei suoi intenti chiaramente comici, recita: «E se esistesse una società segreta, composta da cinque persone, che sin dalla peste nera del 1346 influenza gli eventi del mondo all'inseguimento di un bene superiore? All'inizio di questa nuova serie, un improbabile giornalista canadese si ritrova invischiato in una missione per svelare la verità e, forse, salvare il mondo tutto da solo. Ricordate, l'esistenza del Pentavirato non deve mai essere svelata!». Il Pentavirato è il gran ritorno sugli schermi da protagonista assoluto di Mike Myers, uno che nonostante la macchia indelebile di The Love Guru ha fatto un sacco di cose buone per la comicità. E andando a ripescare i fasti di Austin Powers, in questa serie Myers si è ritagliato lo spazio per interpretare giusto giusto otto ruoli (OTTO). C'è il protagonista Ken Scarborough, giornalista canadese vecchia scuola che va in giro a indagare sul misterioso Pentavirato nella speranza di riottenere il lavoro che ha perso; poi c'è un complottista del New England, uno speaker radiofonico di estrema destra (e complottista pure lui), un ex oligarca russo (come funziona questa cosa di essere ex oligarchi? C'è una tessera che viene strappata dal segretario dell'oligarchia?), un ex manager di un gruppo rock, il genio informatico del Pentavirato, e il boss della società segreta, il cattivissimo Lord Lordington che puzza un po' di Dottor Male ma è un odorino che comunque mette di buonumore. Myers ha coinvolto nel progetto abbastanza gente bella – Ken Jeong, Keegan-Michael Key, Jennifer Saunders, Rob Lowe e Jeremy Irons come voce narrante – da lasciare viva la speranza che non si tratti di una ciofeca fumante. Incrociamo le dita.  

 



The Sound of Magic (Corea del Sud, 2022)
dal 06/05/2022

L'ottima notizia è che questo K-Drama, al contrario della maggior parte dei suoi colleghi, dura solo 6 puntate invece delle canoniche 37 da un'ora e tre quarti l'una. Quindi se qualcuno dovesse incastrarsi in questo ginepraio può pensare di uscirne in tempo per Natale 2022. La notizia un po' meno ottima è che la serie è un musical che parla di magia, andando pericolosamente a unire in matrimonio il genere e la tematica che soffrono maggiormente di bullismo in questo mondo cinico in cui non v'è spazio per le fiabe piene di canzoncine e meraviglia. The Sound of Magic racconta la storia di Yoon Ah-yi, liceale che sin da bambina sogna di diventare prestigiatrice. O forse anche proprio maga, a volerci credere per davvero nel soprannaturale. La giovane ha poi un altro sogno impellente, leggermente più complicato da realizzare, ovvero quello di saltare il resto della sua adolescenza e svegliarsi già adulta. D'altronde la ragazza non se la passa troppo bene: vive con la sorellina minore, ed è costretta a lavorare part-time per mantenerla visto che i disgraziati genitori sono fuggiti per non venire gambizzati dai loro creditori. Succede che Ah-yi si imbatta in Lee Eul, mago adulto e misterioso che vive in un parco divertimenti abbandonato e che, specularmente alla sua controparte femminile, sogna invece di tornare ragazzino e rimanere così per sempre. Si canterà molto, rigorosamente in coreano, e scommetto che ci saranno tanti momenti magici e un sacco di tenere riflessioni sulla vita, l'universo e tutto quanto. 

 



Benvenuti a Eden (Spagna, 2022)
dal 07/05/2022

«Sei felice?». È la semplice e apparentemente innocua domanda con cui Astrid ed Erik, ideatori di una comunità ecologica che occupa una piccola isola del Mediterraneo, accompagnano il loro invito  alla festa più esclusiva di sempre. Ufficialmente, lo scopo del party è quello di lanciare sul mercato una nuova bevanda; e per questo sull'isola sono stati convocati una manciata di giovani influencer attraenti, fra cui i cinque protagonisti: Zoa, attorno a cui si svolge la parte principale della storia, la youtuber di successo África, il prudente Aldo, l'agitato Charly e l'introverso Ibòn. Loro saranno tra quelli che si sveglieranno la mattina dopo la festa – dopo una nottata dai tratti confusi – ricevendo la proposta di rimanere sull'isola misteriosa, ribattezzata Eden, ed entrare a far parte di una comunità di ragazzi in cui tutto, fino all'ultimo pensiero, è condiviso, e la cui intrigante promessa è quella di riempire di significato vite grigie che stanno girando a vuoto alla ricerca di una felicità vacua e priva di sostanza. Qual'è il mistero dietro a Eden e alla sua carismatica fondatrice Astrid? A quale destino andranno incontro i cinque nuovi ragazzi? E qual è il vero motivo per cui proprio loro sono stati invitati a partecipare? Lo scopriremo nelle otto puntate che compongono la prima stagione di Benvenuti a Eden, serie spagnola creata da Guillermo López e Joaquín Górriz per la quale non è ancora stata confermata una seconda stagione. 



 

PRIME VIDEO



Bosch: Legacy (Usa, 2022)
dal 06/05/2022

Partiamo dal presupposto che, in quanto a serie procedurali – chiamiamole pure telefilm vecchia scuola, con puntate tendenzialmente autoconclusive e una trama orizzontale presente ma sottile –, in poche possono vantare i livelli di coolness e di gran scrittura raggiunti da Bosch. Che si è conclusa nel 2021 dopo sette stagioni, superando Transparent e diventando la serie PrimeVideo più longeva di sempre; ma finché non finiranno i romanzi del lungo ciclo scritto da Michael Connelly e adattati per il piccolo schermo da Eric Overmyer (The Wire e Treme, mica ciufoli) questa non sarà mai una notizia degna di nota, e al detective della omicidi noto come Hieronymus Bosch – per gli amici Harry, sempre interpretato da quel manzo stagionato di Titus Welliver – non daranno mai una statuetta per aver lavorato ad Amazon più a lungo di qualsiasi magazziniere. Come volevasi dimostrare, infatti, non c'è riposo per Harry. Il quale, nonostante abbia raggiunto una meritata pensione dal Los Angeles Police Department, non appende mica la lente d'ingrandimento al chiodo, anzi: si rende disponibile per una serie spinoff in cui è la figliola Maddie a unirsi ai ranghi della polizia di L.A.. D'altra parte Harry, invece di godersi una vecchiaia serena ad ammirare i cantieri della nuova tangenziale, decide di continuare a fare buon uso del suo intuito da sbirro lavorando come consulente di Honey Chandler, avvocatessa per i diritti civili già personaggio ricorrente nelle prime sei stagioni della serie originale – e promossa nel cast principale per la settima. Il cast, il team creativo e la produzione rimangono gli stessi di Bosch. Indi ne consegue che le speranze per uno spinoff di qualità simile rimangano belle alte e pimpanti. 

La merenda delle ritornanti
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Summertime (Italia, 2020)
terza stagione dal 03/05/2022

Ritorna, per un terzo giro di giostra pre-estivo, la versione italiana della commedia adolescenziale all'americana. Summertime condivide con Sapore di mare l'ambientazione balneare e gli amori estivi parzialmente scremati con la data di scadenza stampigliata già sul primo bacio, mentre si ispira ufficialmente al vangelo secondo Moccia di Tre metri sopra il cielo per situazioni e personaggi. La storia – filmata sui lungomari di Cesenatico svecchiati dalla regia ganza di Francesco Lagi e Lorenzo Sportiello – è quella di Summer, ragazza sveglia e ambiziosa, piena di sogni ma ancorata a terra da una situazione famigliare particolare. La giovane incoccia in Alex, ex campione di moto che indossa il chiodo anche a Ferragosto e ha sempre intorno quel sorriso lì, quello smargiasso e impertinente che fa sbarellare le signorine. Scatta l'inevitabile amore folgorante, puntualmente commentato dal coro greco dei personaggi secondari a loro volta coinvolti in situazioni secondarie. Da notare la colonna sonora, con Raphael Gualazzi che firma un'eponima cover del classico composto da George Gershwin e che dall'alto della sua anzianità relativa (quarantenne tra i ventenni) da zio scapolo in camicia a fiori e panama in testa, fa sembrare tutti ancora più giovani.


 
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Tehran (Israele, 2020)
seconda stagione dal 06/05/2022

C'è una giovane donna ebrea, nata in Iran ma cresciuta in Israele, che di nome fa Tamar Rabinyan e di mestiere fa l'hacker che lavora per il Mossad, i temibili servizi segreti del suo paese adottivo. A questo punto a Tamar viene assegnata una missione particolarmente matta: le dicono che dovrebbe infiltrarsi sotto copertura nella stazione di una compagnia elettrica di Tehran, accedere al network che ne gestisce le infrastrutture, disabilitare le difese antiaeree iraniane permettendo all'aeronautica israeliana di bombardare un reattore nucleare e impedire al nemico di ottenere la bomba a fissione. Eppure, a sorpresa, Tamar rifiuta la missione, gentile ma ferma, sottolineando come questo costante antagonismo e questo continuo climax di tensione non potrà mai portare alla tanto agognata pace fra la realtà israeliana e quella musulmana. Non è vero. Tamar accetta il matto matto incarico che potrebbe tranquillamente far scoppiar una guerra brutta anche per gli standard mediorientali: riesce a infiltrarsi nella centrale elettrica, dove il patriarcato decide come sempre di mettersi di traverso, ben rappresentato dal superiore della donna a cui Tamar ha rubato l'identità e che ora vorrebbe stuprarla. La protagonista scampa alla violenza difendendosi e uccidendo il molestatore, ma trovandosi costretta a rinunciare alla missione. Compromessa, chiede rifugio a una zia iraniana che non vede da decenni, riscoprendo le sue radici e familiarizzando con i militanti democratici iraniani. Nel frattempo, però, sulle sue tracce c'è il boss degli sbirri, il tremendo capo-investigatore del corpo delle guardie della rivoluzione islamica. 


 
PRIME VIDEO

The Wilds (Usa, 2020)
seconda stagione dal 06/05/2022

The Wilds si apre con un interrogatorio nel presente che spalanca i cancelli di un flashback con voce fuori campo narrante, stratagemma noto nelle scuole di sceneggiatura di tutto il mondo come Il metodo migliore per avere un deus ex machina pronto a risolverci le grane quando in futuro non sapremo come andare avanti. La giovane interrogata (e ferita) si chiama Leah e ci promette che sì, quello che sta per raccontarci è stato un grosso trauma; ma il vero incubo è essere una ragazza adolescente nella normalissima America. Boom. Siamo in una serie che parla di teenager con le turbe. Solo che l'ambientazione è ben diversa rispetto al solito. Le nostre protagoniste sono ragazze che stanno avendo una certa difficoltà a vivere, giovani abbastanza problematiche e ricche da far dire ai propri genitori: «Naaah, non ne ho voglia. Facciamola mettere a posto da una guru eccentrica che organizza seminari di fempowerment per adolescenti alle Hawaii». Solo che il jet privato che trasporta le seminariste alle Hawaii casca giù, e le ragazze si ritrovano in una strana versione Signore delle mosche teen drama di Lost. Sappiate infatti che le ragazze non si trovano naufraghe su di un'isola deserta per caso e, tra un flashback e l'altro relativo alle loro precedenti vite civili, il mistero andrà pian piano svelandosi.
 


 

- questa rubrica settimanale esce il venerdì per consigliarti come distruggerti di binge watching intensivo durante il fine settimana -

Da (meno) 5 scatolette di pelati a (più) 5 avocado, un voto a settimana per una serie presentata in questa newsletter (in questo numero o in passato).
 
Bang Bang Baby (Prime Video)
Due avocado e mezzo a Bang Bang Baby, quella serie italiana di punta che tanto sta facendo discutere e tanto sta dividendo gli addetti ai lavori su tutti i social che si rispettino: è un prodotto commerciale creativo e coraggioso nel suo mélange di generi e toni? O è una furbata didascalica che cerca di incassare su quel filone nostalgia che da Stranger Things in avanti ha fatto più danni che altro? Sì a entrambe le domande. Nel senso che, senza velleità cerchiobottiste, Bang Bang Baby è sia una furbata didascalica che vuole risvegliare pavlovianamente la salivazione dei nostalgici anni '80, sia un interessante romanzo di formazione criminale, scritto con competenza, girato con cura e baciato da alcune interpretazioni azzeccate. Al netto di alcuni momenti scadenti e davvero troppo telefonati, la serie funziona e ha una forma e alcune idee ben precise. Secondo me è abbastanza per godersela. 
Non c'è nulla che ti convince, tra le serie di questa settimana? Prova una S01! Una prima stagione da recuperare nel weekend. Questa settimana...

La direttrice
[Netflix]
 
«What the fuck!» sono le prime parole che sentiamo pronunciare a Ji-yoon (una Sandra Oh per cui abbiamo da tempo esaurito i superlativi), mentre la sedia su cui s’è finalmente accomodata perde un bracciolo e la fa capitombolare a terra. La sedia, “the chair”, in originale è anche l’ambito titolo ottenuto da Ji-yoon: quello di direttrice del dipartimento di letteratura inglese alla fittizia (ma mediamente prestigiosa) Pembroke University. Più che un “gioco della sedia” (che comunque non mancherà), le tocca però un misto tra equilibrismo sociale e gestione di svariate patate bollenti: «Ho la sensazione che qualcuno mi abbia messo in mano una bomba a orologeria per avere la certezza che, quando esploderà, a reggerla ci sia una donna» confessa esasperata più o meno a metà di questa veloce corsa seriale, solo sei episodi da mezz’ora circa, ideata dall’attrice e drammaturga Amanda Peet (e infatti si sente un certo sapore teatrale) e dall’ex accademica Annie Julia Wyman (che pare conoscere molto bene i suoi accademici polli). Ji-yoon ha 46 anni, è single, ha adottato una bambina precocissima che, almeno in questa fase, sembra rifiutarla in toto. Le iscrizioni sono in calo, soprattutto a Lettere; i piani alti le fanno pressioni perché licenzi tre baroni le cui lezioni vanno semideserte, o perché affidi un incarico onorario a una guest star attira pubblico (che non vi riveliamo per non guastarvi la gustosa sopresa); lei, prima donna e prima persona non bianca ad aver spezzato il proverbiale soffitto di cristallo, vorrebbe portare in ateneo voci nuove, sistematicamente boicottata; e poi c’è Bill (uno stropicciatissimo e insopportabilmente amabile Jay Duplass), prof superstar, neovedovo, suo grande amico da anni, per cui prova (ricambiata) sentimenti complicati e che, frequentemente ubriaco e ancor più spesso inappropriato, è un disastro in attesa di accadere. E infatti: Bill fa ironicamente il saluto hitleriano in classe, qualcuno lo filma, lo trasforma in una GIF che diventa virale finché gruppi sempre più fitti di studenti occupano il campus per chiederne le dimissioni. Proprio come Ji-yoon, anche La direttrice ha molte, probabilmente troppe cose a cui pensare, e - per una volta! - qualche puntata in più non ci avrebbe fatto male. Ma l’ipertrofia aiuta anche le autrici a cogliere la sottile e pervasiva assurdità di una situazione che non può prevedere vincitori, riuscendo nell’impresa di satireggiare senza sfottere: gli anziani sono sia cariatidi avulse dal mondo e avvinghiate alla poltrona sia esseri umani terrorizzati dallo spettro dell’irrilevanza (splendide le prove di Bob Balaban e della spassosissima Holland Taylor), i giovani sono sfacciati, aggressivi, ingabbiati nell’escalation dell’attivismo performativo, ma anche intelligenti, appassionati e sempre più scettici nei confronti di un’istituzione lontana, impolverata e autoreferenziale che li lascerà pieni di debiti e con poche prospettive lavorative. Nel mezzo Ji-yoon, un po’ come tutti, non può che fare un passo avanti e due indietro, in un balletto insieme esilarante e sconfortato, cercando disperatamente di non perdere troppi pezzi.
ALICE CUCCHETTI



[pubblicata su Film Tv n° 36/2021]
EXTRA
Pilota è un podcast sulle serie tv realizzato da Alice Alessandri, Alice Cucchetti e Andrea Di Lecce grazie alla piattaforma Querty. Abbiamo pensato di riascoltarlo dall'inizio insieme ai lettori di questa newsletter, proponendone un episodio ogni settimana.
Pilotino 17: nove perfetti sconosciuti più Nicole Kidman versione Mr. Burns radioattivo si riuniscono in un resort super chic isolato dal mondo e con molta droga: cosa mai potrà andare storto? Molto, a quanto pare. CLICCA QUI per ascoltare l'episodio.

 
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