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La grande scommessa

- di Luigi Coluccio -
#001 - Spendono, spandono e sono quello che hanno

Ciao <<Nome>>,
questa è La grande scommessa, la newsletter di Film Tv sull’industria del cinema e dell’intrattenimento in arrivo nella tua casella di posta ogni giovedì – il giorno del crollo di Wall Street nel ’29 e il giorno propizio al gioco d’azzardo.

IMPORTANTE: Questo numero arriva a tutti gli iscritti alla newsletter che hanno esplicitamente barrato la casella La grande scommessa nelle loro preferenze di iscrizione. Se conosci qualcuno a cui potrebbe interessare, inoltra questa email! Ci si iscrive qui.

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Questa prima uscita ha subito un formato extra-large, perché extra-large è quello che è successo in settimana a Hollywood, Cinecittà e altri luoghi con belle scritte in mostra: in un voltafaccia clamoroso anche per il broker Francis Slaugherty di La 25ª ora, AT&T ha licenziato la posseduta Warner per poi fonderla con Discovery, in una mossa che mette assieme Game of Thrones e Airport Security – controllori di volo di draghi, lo sapevate?

Lucas Cranach il Vecchio, "La coppia male assortita" (1532)

Il lato positivo di una newsletter è che puoi organizzare, programmare e calendarizzare il tuo lavoro. 

Il lato negativo e sventurato e scarognato è che per quanto tu possa organizzare, programmare e calendarizzare il tuo lavoro, un momento prima dell’invio succede qualcosa che ribalta il tavolo e devi passare altre 168 ore a rifare tutto.

Ma si sa, “Life’s a piece of shit / When you look at it”, quindi fischiettando rimettiamo a posto il tavolo e ripensiamo a cosa è successo.

Nel numero zero, presentando l’orizzonte di viaggio della newsletter, scrivevamo di come i vecchi studios cinematografici siano ora delle enormi strutture di intrattenimento e informazione, ecosistemi chiusi dove un cambio di canale può magari portare soltanto allo spostamento verso altri angoli della stessa illimitata azienda: passo da un film Warner visto sull’app HBO Max a un notiziario CNN, mentre sono sulla mia live tv AT&T TV grazie al piano dati e telefonia di Cricket Wireless.

Il concetto non cambia, l’esempio è cambiato: lunedì 17 maggio AT&T, il gigante delle telecomunicazioni statunitense presente sul mercato della banda larga, del via cavo, del mobile e della pay tv, ha annunciato di aver diviso la sua media/entertainment company WarnerMedia dal resto delle proprietà, e che questa si fonderà con Discovery per costituire una nuova multinazionale di stazza e caratura globale – la chiusura dell’accordo è prevista per metà 2022, previa approvazione del Dipartimento di Giustizia.

Hollywood e il resto dei mercati globali dell’intrattenimento sono in fermento, e si capisce bene il perché: il valore complessivo della nuova società si aggira attorno ai 130/150 miliardi di dollari, con entrate per il 2023 stimate in circa 52 miliardi (di cui 15 solo dallo streaming); solo l’anno scorso la combinazione delle vendite pubblicitarie delle due aziende ha registrato qualcosa come 40 miliardi di fatturato; i rispettivi servizi streaming dichiarano di avere 64 (HBO/HBO Max) e 15 (Discovery+) milioni di iscritti; e la spesa prevista per la produzione di nuovi contenuti è di circa 20 miliardi l’anno.

La fusione tra WarnerMedia e Discovery porta in dote sotto un’unica sigla ancora da rivelare – il nome del nuovo behemoth sarà annunciato più avanti – 200.000 ore di contenuti tra 100 diversi brand presenti in 200 paesi, per una concentrazione di operazioni e cataloghi che mira a competere direttamente con la Superlega dell’intrattenimento Netflix/Amazon Prime/Disney. E se le logiche aziendali-fruitive sono sempre quelle contemporanee della turbo-produzione, della saturazione, della content fatigue, della creazione di bolle artistiche e industriali e dell’appiattimento sul direct-to-consumer in stile Amazon, il profilo di questa nuova multinazionale nasce dai tratti specifici e allo stesso tempo speculari di WarnerMedia e Discovery, per un matrimonio societario una volta tanto razionale: WarnerMedia, oltre ai già citati HBO e HBO Max, ha nel suo portfolio (tra gli altri) CNN, DC Comics, Cartoon Network e naturalmente Warner Bros.; Discovery è proprietaria (tra i tanti) di Discovery+, Food Network, Eurosport, OWN di Oprah Winfrey e solo nel suo bouquet italiano ci sono NOVE, Giallo, Frisbee, Real Time, DMAX... I titoli e le licenze presenti in questa enorme babilonia digitale vanno da Harry Potter a Nudi e crudi, dalle Olimpiadi alla March Madness di basket, da I Soprano a A tavola con Guy, cioè la conformazione ideale per tirare su una media company globale. Il menu all you can eat derivato da questa fusione mette insieme praticamente tutto lo spettro dell’informazione e dell’intrattenimento oggi presenti, combinando film, serie tv, reality, news, sport, oscillando tra i poli opposti dei prestige drama Warner e dei talent Discovery, attraverso tutte le piattaforme e le distribuzioni possibili tra cinema, broadcast, pay tv e streaming.

È la finanza, tesoro
L’operazione di borsa che ha permesso tutto questo va sotto il nome di Reverse Morris Trust, un’oscura pratica legale formalizzata per la prima volta nel 1966, che in sostanza permette alla società madre di disfarsi di un asset senza pagare le relative tasse. Facendo leva su questa, e con il burocratico dispiacere dell’IRS (la potentissima agenzia delle entrate americana), AT&T si è disfatta di WarnerMedia raccogliendo in cambio 43 miliardi di dollari cash, obbligazioni e divisione del debito, mentre i suoi azionisti riceveranno il 71% delle azioni della nuova società (il restante 29% andrà a quelli di Discovery). Dietro questo accordo si muovono fondi e investitori che da tempo spingevano AT&T a dismettere le sue controllate non essenziali (l’ha fatto Elliott Management, quello del Milan rossoneri), e Discovery a consolidare la propria posizione unendosi con altre aziende (lo sta facendo la Liberty Media di John Malone, chiamato dall’ex-segretario di stato John Kerry “Darth Vader”). A capo della nuova azienda ci sarà David Zaslav, CEO di Discovery e guru degli show unscripted, che nei ’90 ha partecipato al lancio di CNBC e MSNBC, che una volta ha detto di preferire la produzione di programmi da 500.000 dollari l’ora piuttosto che drammi internazionali da 5 milioni, e che negli ultimi dieci anni ha ricevuto in media compensi per 42 milioni. 

È lo spettacolo, tesoro
Zaslav, secretando immediatamente il suo passato, si è affrettato a dichiarare che la sua prima priorità sarà riallacciare i contatti con il mondo hollywoodiano, ancora in agitazione per la scelta a dicembre dello scorso anno di distribuire in contemporanea (“day-and-date”) nei cinema e in streaming l’intero catalogo 2021 della Warner Bros. (titoli del calibro di Space Jam: New Legends, Dune e Matrix 4). Mentre da una parte l’esordio con questo format dei primi due blockbuster Mortal Kombat e Godzilla vs. Kong ha registrato ottimi risultati sia nelle sottoscrizioni a HBO Max (quasi +3 milioni nei primi tre mesi dell’anno) che al botteghino (circa 500 milioni di incasso in un mercato ancora afflitto dalla pandemia), altri calcolano in quasi 1 miliardo il possibile rosso per la compagnia in caso di mantenimento di questo modello distributivo (che internamente, non senza ironia da padroni, era definito come “Project Popcorn”): le perdite sono da distribuire tra i possibili risultati inferiori al box office vista la contemporanea uscita in streaming, la conseguente maggiorazione sui profit partecipation points (la quota degli incassi da devolvere a registi/attori secondo gli accordi, ora più alta per compensare un botteghino più magro) e le licenze da pagare per avere questi film su HBO Max. Il (milionario) capro espiatorio? Jason Kilar, CEO di WarnerMedia, ora in trattativa con schiere di avvocati per lasciare il suo posto, primo colletto ad allentarsi sotto il nuovo regime.

 

È lo streaming, tesoro
Kilar (ex-senior vice president di Amazon, ex-CEO di Hulu, fondatore di Vessel) era stato chiamato direttamente dal CEO di AT&T, John Stankey, per guidare la transizione digitale di WarnerMedia sui mercati globali, che in massima parte si traduce nel cercare di restare in scia dei servizi streaming a tre cifre (ultimo trimestre: Netflix e Prime circa 200 milioni di sottoscrizioni, Disney+ circa 100). L’avanzata è rimasta a metà del guado, con Kilar capace di abbattere e ristrutturare sotto grandi blocchi dirigenziali e creativi i vari segmenti della compagnia una volta completamente indipendenti tra loro, ma il ritardo per la causa intentata dal Dipartimento di Giustizia nel 2017 nel tentativo di bloccare l’acquisizione di Warner Bros. da parte di AT&T, la successiva riorganizzazione, l’immobilità sul budget da destinare alla veloce e corposa creazione di contenuti per HBO Max e lo scoppio della pandemia mentre ancora si lavorava al lancio di quest’ultimo, hanno fatalmente rallentato l’avvicinarsi ai tre colossi. Ora invece la sinergia tra le library complementari di WarnerMedia e Discovery, la forte presenza negli Usa della prima e quella decisiva a livello internazionale della seconda, la crescita esponenziale nella capacità di spesa per i futuri contenuti (20 miliardi, contro i 17 di Netflix e i 14/16 di Disney+, previsti però entro il 2024), pongono la nuova compagnia in una posizione di netto recupero. Se a ciò aggiungiamo il lancio entro fine anno di HBO Max in 60 paesi, come anche la creazione di una sua versione più economica con pubblicità (HBO Max With Ads, a 9.99$), capiamo come la Grande N Rossa e la Casata di Topolino si stiano guardando indietro.

 

***


Bene, abbiamo rimesso il tavolo al centro della stanza. 

Ci sarebbe tanto altro su cui sermoneggiare, dalla ritirata hollywoodiana di AT&T alle possibili risposte aziendali delle altre media company ViacomCBS e NBCUniversal, ma lo rimandiamo ai pulpiti delle prossime uscite.

Ora vogliamo solo chiudere nel giusto mood cupo del mondo globalizzato: le sinergie previste da questa fusione ammontano a 3 miliardi di dollari, di cui la maggior parte verrà dai licenziamenti in massa che ogni manovra degna di questo nome comporta (nella sola WarnerMedia sono stati 2.000 negli ultimi tre anni). Perché, come ha detto l’analista della CNBC Jim Kramer, “la verità è che AT&T ha fatto una scelta ridicola e adesso la stanno pagando, ma nell’America delle corporazioni nessuno davvero paga per questo, a nessuno è neanche permesso di dirlo, a nessuno è permesso di ammetterlo”.

Alla prossima (seconda) settimana,
so long

P.S.: visto che David Zaslav deve ancora rivelare il nome della nuova società, e visto che le due entità multimiliardarie si chiamano Warner e Discovery, la nostra proposta per il nome è WarnerDisco, con a capo Disco Stu e grandi “Ayyyyyy” come affari.

Ci vediamo la prossima settimana con il primo appuntamento di La grande scommessa! Se ci vuoi segnalare qualcosa oppure semplicemente lasciare un messaggio relativo a questa newsletter, puoi scriverci all'indirizzo info@filmtv.press. Ciao!

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