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LUNA DI PRIMAVERA
La primavera quest’anno inizia in luna calante. Ottima la semina di tutte quelle piante da orto che vorrete far crescere lentamente e accrescere in larghezza, come le insalate, i cavoli, il basilico. anche noi seminiamo così alla luna nel pozzo stando attenti a non far spigare subito le insalate e le idee ma che prendano prima forza nelle radici, nel bulbo, e poi chissà...

Questo era l’inizio della Newsletter Primaverile, scritto da Alessandro. Poi tutto è cambiato. Nella teoria del caos, è il battito d’ali di una farfalla a causare un uragano.  A Wuhan, è stato un pipistrello (che, volendo, può essere visto come una farfalla di cuoio).
 
Ma la primavera non aspetta nessuno: è arrivata puntuale il 21 Marzo. Qui alla Luna, sommersi nella natura, la danza con la morte è anche vitale: le piante di primavera si nutrono dei corpi dei loro antenati.
 
Una settimana fa, un paio di ghiacciate notturne hanno cambiato le nostre prospettive. Abbiamo perso tutti i piselli e le fave, piantati con tanto amore in novembre. Ne ho approfittato per chiedere ad Ale come questo cambia i suoi programmi. Lui sorride, ed alza le spalle.
 
< È sempre una questione di ritmo. Per questo l’agricoltura segue i cicli della luna. Ma è anche una questione di ospitalità. Io vengo da Sulmona, 400 chilometri a nord e qualche metro più alto di qui. Lì ho imparato a piantare i piselli a novembre. Campano durante l’inverno Abruzzese e, ad aprile, spuntano appena. Invece qui l’inverno è così mite che sono già in fioritura, ma restano fregati da queste ghiacciate di Pasqua. Quindi fuori ritmo.
Così, da ospite, ho dovuto imparare, sbagliando. Il prossimo anno, sarò più astuto.>
 
Mentre parla, sposta carriole di terra, per creare nuovi letti per le piante medicinali che Natascia sta curando una ad una nella serra improvvisata, fatta da vecchie finestre. Mi sa che Ale pensa meglio in movimento.
< Ho imparato da un vecchio contadino Abruzzese, i tempi della piantagione. Gli ho chiesto dove ha imparato lui, e mi ha detto: “Guardo quel che semina il mio vicino”.
Vedi, è anche una questione di comunità. Qui alla Luna abbiamo dei vicini, ma sono case per le vacanze, non contadini. Questo fatto mi rallenta, nell’imparare le tradizioni locali.
 
La tradizione non è né buona ne cattiva. È la storia della sopravvivenza, che l’ospite impara man mano. Ed è più facile imparare est-ovest che nord-sud, sono più simili. Se il sole camminasse da nord a sud, sarebbe il contrario.
 
Ma dall’incontro ospite/indigeno nasce l’ibrido, che rinnova la tradizione. È interessante che noi, che muoviamo la Luna nel Pozzo, siamo quasi tutti stranieri.>
 
< E il fico? È indigeno, ma anche lui si è lasciato fregare dal ghiaccio...>

<Ma non muore. Non darà fioroni, quest’anno, ma al fico non importa la raccolta. Siamo noi umani che ci lasciamo fregare, pensando sempre al prodotto, al profitto. Potremmo imparare molto dagli alberi, se ci prendessimo il tempo di ascoltarli...>

Qui alla Luna cerchiamo di ascoltare la Natura in tutte le cose, per trovare l'ibrido adatto a questo clima, oggi.
Anche il nostro calendario di attività quindi subisce variazioni. Eccole:

Qui alla Luna, continuiamo con speranza e determinazione, ad imparare: dal fico, dal ciclo della luna, dai nostri angeli custodi, e da voi, che ci accompagnate.
 
Buona Primavera!

Diario dalla Luna
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[...] E così nella mia testa il padre di mio padre, il mio pappagallino e il Presidente che aveva liberato gli schiavi, furono per sempre associati. Li avevo amati tutti e 3, e tutti se n’erano andati.

[...] continua a leggere

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